Cancro: studio individua come l’RNA resiste ai retrovirus

Cancro: studio individua come l’RNA resiste ai retrovirus
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È noto come KoRV-A ed è un retrovirus che si sta diffondendo tra la popolazione di koala in Australia, rendendo questi animali vulnerabili a infezioni e cancro. Il virus, inoltre, invade le cellule germinali, per cui alcuni koala hanno l’agente patogeno in ogni cellula del loro organismo.

Grazie a questo virus, però, un gruppo di ricercatori guidato da William Theurkauf, dell’Università del Massachusetts, ha studiato il modo in cui il DNA riesce a resistere ai virus che causano il cancro. La ricerca è stata pubblicata da Cell.

I retrovirus, tra cui quello dell’HIV, di solito non infettano le cellule germinali; tuttavia, alcuni di essi hanno questa capacità.
A volte la presenza di un virus si è rivelata una circostanza utile, basti pensare che la formazione della placenta in tutti i mammiferi, compreso l’uomo, è stata possibile grazie a un gene originato da un virus, almeno secondo quanto affermano i ricercatori.

Ciò che il nuovo studio ha scoperto è il processo attraverso il quale il genoma decide cosa vuole incorporare e cosa gettare. La chiave sta nei cosiddetti introni, che fungono da distanziatori. Nei geni, gli introni sono combinati per produrre delle proteine. Ma anche i retrovirus posseggono gli introni, alcuni dei quali non collegati, che consentono all’infezione di diffondersi.

I ricercatori hanno scoperto che le cellule germinali sono in grado di riconoscere l’RNA non collegato derivante dagli invasori virali e quindi convertire questi RNA a cosiddetti ‘sensing piRNA‘, che bloccano il virus. “Le cellule riconoscono la sequenza non moltiplicata come un virus, e non come un gene, e innescano una difesa iniziale”, ha spiegato Theurkauf, secondo il quale il meccanismo “è simile a quando l’organismo avvia una risposta innata immunitaria contro virus e batteri”.

Il prossimo passo per i ricercatori sarà provare a capire in che modo KoRV-A entra nella linea germinale. Theurkauf e colleghi stanno progettando altri esperimenti per determinare i componenti esatti delle cellule che sono in grado di riconoscere l’RNA virale e quindi modificarli, in modo che quest’ultimo non sia più patogeno.

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