Clima: il biofarmaceutico è sopra alla media nella riduzione di emissioni

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Il 12° rapporto annuale “Corporate Climate Reporting” dell’agenzia specializzata francese EcoAct rende conto di come il settore biofarmaceutico si sia attestato al di sopra della media, per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi relativi alle emissioni nocive, e come GSK sia stata l’azienda farmaceutica con la migliore performance fra quelle che aderiscono al FTSE 100 Index di Londra. Nella top ten figura anche AstraZeneca.

Tuttavia, la metà (52%) delle aziende che aderiscono al FTSE non ha ridotto le emissioni in linea con il parametro di 1,5°C e alcune le hanno addirittura aumentate.

Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), le emissioni devono essere ridotte del 43% entro il 2030. Più di un terzo delle aziende internazionali esaminate dal rapporto ha un documento convalidato (SBT) per le emissioni nell’ambito degli  Scopes 1 e 2. Solo l’8% ne ha uno per le emissioni della catena di fornitura Scope 3.

Obiettivo “zero netto”
L’iniziativa Science Based Targets (SBTi) Corporate Net-Zero Standard è il primo quadro di riferimento per la definizione degli obiettivi aziendali a zero emissioni basati sulla scienza. Per conseguire questo obiettivo a lungo termine, le aziende devono ridurre le emissioni di almeno il 90-95% entro il 2050.

Negli ultimi tre anni, la percentuale di aziende impegnate a raggiungere lo zero netto è andata crescendo in modo consistente: 45% nel 2020, 66% nel 2021, 75% nel 2022.

Il rapporto “Corporate Climate Reporting” di quest’anno ha rilevato che, rispetto al 72% del 2021, il 48% delle aziende FTSE 100 ha ridotto le emissioni Scopes 1 e 2 in linea con il parametro di 1,5°C.

 

 

 

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