Gilead, le buone notizie arrivano dagli anti-HIV

2 novembre, 2016 nessun commento


(Reuters Health) – Un calo importante, del 28%, per quanto riguarda i profitti netti trimestrali delle vendite dei farmaci per l’epatite C Harvoni e Sovaldi, mentre quelle dei farmaci per l’HIV hanno superato le più rosee aspettative di Wall Street. Questo, in sintesi, il Q3 di Gilead. I profitti netti trimestrali sono passati da 4.6 miliardi dell’anno precedente a 3.3 miliardi di dollari.  Le vendite totali dei prodotti si sono ridotte a 7.4 miliardi, rispetto agli 8.2 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2015. Le vendite di Sovaldi, Harvoni, ed Epclusa – recentemente lanciato – hanno fatto registrare 3.3 miliardi di dollari, rispetto ai 4.8 miliardi dell’anno precedente ottenute da Sovaldi e Harvoni. Secondo un sondaggio di Evercore ISI, gli analisti di Wall Street avevano previsto in media 3.74 miliardi di dollari di vendite per i medicinali contro l’epatite C.

Il boom dei farmaci anti-HIV
Le vendite dei farmaci contro l’HIV e di altri antivirali sono aumentate del 21% rispetto al periodo dell’anno precedente quando si attestavano a 3.5 miliardi di dollari.Gli analisti attribuiscono questo fenomeno alla novità di formulazione dei farmaci Gilead, alla buona performance del vecchio farmaco Truvada per la prevenzione delle infezioni HIV e all’ adeguamento una-tantum di 332 milioni di dollari alla riserva di rimborso dell’azienda. Gilead aveva attirato le critiche dopo il lancio nel 2014 di Sovaldi, first-in-cass di farmaci contro l’epatite C, venduto a un prezzo di 1.000 dollari a compressa. Negli USA, gli assicuratori sanitari e altri payer sono riusciti a imporre grossi sconti a Gilead, ora che alcuni farmaci concorrenti per la patologia sono stati lanciati da AbbVie e Merck Per l’intero anno, Gilead prevede vendite nette tra i 29.5 miliardi e i 30.5 miliardi di dollari. Il CEO John Martin ha fatto sapere che l’azienda “sta ancora valutando molto attivamente” possibili acquisizioni e altri investimenti, tra cui “una serie di diverse partnership”. Tuttavia, ha sottolineato che “la barriera rimane alta” e che le opportunità considerate finora “sono troppo premature o troppo costose”.

Fonte: Reuters Health News

(Versione italiana per  Daily Health Industry)

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