Il primo trimestre 2026 si chiude con un quadro complessivamente positivo per Big Pharma. Crescita delle vendite, aumento degli investimenti commerciali e guidance orientate al rialzo hanno segnato i primi tre mesi dell’anno, in netto contrasto con la volatilità registrata nel 2025. Ma sul settore continuano a pesare le incognite regolatorie e geopolitiche, dall’Inflation Reduction Act (IRA) negli Stati Uniti fino agli effetti del conflitto in Iran sulle supply chain globali.
A dominare il mercato nel Q1 sono state Lilly e Novo Nordisk, protagoniste della corsa ai farmaci GLP-1 per l’obesità. La nuova sfida si gioca ora sulle formulazioni orali: Lilly ha ottenuto il via libera FDA per Foundayo, alternativa orale ai blockbuster iniettabili Mounjaro e Zepbound.
La competizione tra tutte le big pharma si riflette direttamente sui budget destinati alle attività di marketing. Nel Q1 Lilly ha aumentato del 19% le spese commerciali e amministrative, raggiungendo 2,9 miliardi di dollari. Johnson & Johnson ha superato i 6 miliardi di dollari per queste voci di spesa, mentre Gilead ha rafforzato gli investimenti promozionali nel segmento HIV. In controtendenza Pfizer, che ha ridotto di circa 100 milioni di dollari la spesa marketing scegliendo un approccio più selettivo sugli investimenti.
Il quadro regolatorio e le tensioni geopolitiche
Sul fronte regolatorio resta alta l’attenzione per gli effetti dell’Inflation Reduction Act e per la pressione politica verso modelli di prezzo “Most Favored Nation”. Amgen, per esempio, segnala che il calo delle vendite di Enbrel è stato influenzato dalla riduzione dei prezzi prevista dalla normativa americana, mentre AbbVie richiama i rischi derivanti dalle dispute commerciali e dalle tensioni tariffarie internazionali.
A complicare ulteriormente la situazione si aggiungono le tensioni geopolitiche. Merck KGaA, nella conference call sui risultati del primo trimestre, ha evidenziato una crescita del fenomeno dello stockpiling — l’accumulo preventivo di scorte da parte dei clienti — legato ai timori di interruzioni della supply chain farmaceutica globale causate dalla guerra in Iran.
Nel complesso, il settore farmaceutico conferma una buona tenuta industriale e commerciale, ma il secondo semestre 2026 si preannuncia condizionato da variabili esterne sempre più rilevanti: pressione regolatoria sui prezzi, instabilità geopolitica e crescente competizione nell’area dell’obesità.