Il report individua 65 tipologie di rischio per il SSN. Tra le aree più sensibili: negoziazione e rimborsabilità dei farmaci, selezione nei prontuari, studi post-marketing, promozione, appalti per dispositivi medici e conflitti di interesse.
Frodi e abusi in sanità non riguardano solo episodi giudiziari o grandi scandali, ma possono inserirsi in passaggi decisivi della filiera sanitaria: dalla regolazione dei prodotti alla scelta dei farmaci, dagli acquisti di dispositivi medici alla promozione verso professionisti, società scientifiche e associazioni di pazienti. È uno dei punti centrali del report dell’Osservatorio GIMBE “Frodi e abusi in sanità”, presentato a Roma presso la sede dell’Autorità nazionale anticorruzione.
Il documento propone una tassonomia nazionale di 65 tipologie di frodi e abusi, distribuite in nove aree. Per il comparto farmaceutico e delle tecnologie sanitarie, le sezioni più rilevanti sono regolamentazione, ricerca clinica, marketing e promozione, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio dei prodotti sanitari.
Nell’area regolatoria, GIMBE richiama i rischi legati ad approvazioni improprie o accelerate di prodotti, ritardi nella sospensione di prodotti sanitari, manipolazione dei processi di negoziazione e rimborsabilità dei farmaci, ispezioni inadeguate sulla qualità e selezione inappropriata di prodotti in prontuari, listini, repertori o cataloghi. Sono passaggi che incidono direttamente sull’accesso, sulla sostenibilità della spesa e sulla fiducia nelle decisioni pubbliche.
Particolare attenzione è dedicata anche a marketing e promozione di farmaci, dispositivi medici e altre tecnologie sanitarie. La tassonomia include utilità indebite a professionisti sanitari o funzionari pubblici, finanziamenti condizionanti della formazione continua, rapporti impropri con società scientifiche e associazioni di pazienti, uso distorto di studi post-marketing, affermazioni false o fuorvianti sui prodotti e pratiche di disease mongering.
Per il settore dei dispositivi medici, un nodo rilevante è quello degli acquisti pubblici. ANAC ha stimato che nel 2023 il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a 70,5 miliardi di euro, riguardasse affidamenti in sanità: farmaci, dispositivi medici, apparecchiature, pulizie, ristorazione e vigilanza. Secondo GIMBE, questa massa di risorse non misura automaticamente l’impatto economico della corruzione, ma indica l’ampiezza dell’area più esposta a opacità, conflitti di interesse e distorsioni.
Tra i rischi individuati negli appalti figurano acquisti non necessari o sovradimensionati, requisiti di gara manipolati, frazionamenti artificiosi, affidamenti preferenziali, collusioni, proroghe tecniche indebite, esecuzioni contrattuali incomplete o difformi e capitolati con effetto lock-in. Quest’ultimo punto è particolarmente sensibile per tecnologie, piattaforme e dispositivi ad alto contenuto tecnico, dove scelte progettate male possono vincolare a lungo aziende sanitarie e sistemi regionali.
Il report richiama inoltre la ricerca clinica, con rischi di utilizzo improprio dei fondi, studi non autorizzati o non etici, falsificazione dei dati, pratiche discutibili e comunicazione distorta dei risultati. Anche gli studi post-marketing vengono segnalati come possibile area di abuso quando utilizzati non per generare evidenze utili, ma per finalità promozionali o di influenza prescrittiva.
Per Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, ridurre il tema alla sola dimensione penale significa sottostimarlo. Accanto ai reati esiste infatti una “area grigia” di comportamenti opportunistici e conflitti di interesse che può sottrarre risorse al SSN, alterare le priorità di accesso e ridurre la qualità dell’assistenza.
ANAC, con il presidente Giuseppe Busia, sottolinea la necessità di rafforzare prevenzione, digitalizzazione e trasparenza. Negli appalti sanitari, in particolare, servono stazioni appaltanti qualificate e competenze specialistiche, perché farmaci innovativi, dispositivi complessi e tecnologie sanitarie non possono essere gestiti con strutture improvvisate o competenze generiche.
La proposta GIMBE è passare da un modello prevalentemente reattivo a uno preventivo: terminologia comune, Osservatorio nazionale, integrazione dei flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari, indicatori di rischio, strumenti di intelligenza artificiale, gestione rigorosa dei conflitti di interesse, valorizzazione del whistleblowing e audit interni più efficaci.
Il messaggio per aziende, istituzioni e professionisti è netto: trasparenza nei rapporti tra industria e sistema sanitario, tracciabilità degli acquisti, qualità delle evidenze e gestione dei conflitti di interesse non sono adempimenti formali, ma condizioni per proteggere risorse pubbliche, accesso equo alle cure e credibilità del SSN.