L’India accelera la sua corsa nel pharma globale e punta sempre più in alto. La recente acquisizione di Organon da parte di Sun Pharma, operazione da quasi 12 miliardi di dollari, rappresenta il segnale più evidente delle ambizioni internazionali del maggiore gruppo farmaceutico indiano. Se l’operazione verrà completata, come previsto, nei primi mesi del 2027, Sun Pharma potrebbe raggiungere ricavi combinati per circa 12,5 miliardi di dollari e rafforzare la propria presenza in 150 Paesi.
L’acquisizione di Organon segna anche un passaggio simbolico per l’industria farmaceutica indiana, storicamente legata alla produzione di farmaci generici e oggi sempre più interessata a ritagliarsi un ruolo da protagonista anche nell’innovazione biofarmaceutica. Ma molti osservatori si chiedono se l’India sia davvero in grado di replicare il modello cinese e diventare un nuovo hub globale dell’innovazione biotech.
Secondo Subin Baral, global life sciences deals leader di EY-Parthenon – società internazionale di consulenza strategica specializzata in corporate strategy, M&A e life sciences – il percorso sarà ancora lungo. “L’India è ancora distante dal poter competere seriamente come polo globale dell’innovazione biofarmaceutica”, spiega l’esperto, indicando tra i principali limiti la carenza di infrastrutture, la scarsa disponibilità di capitali e l’insufficienza di sistemi di supporto all’innovazione.
La “farmacia del mondo”
Il mercato farmaceutico indiano vale oggi circa 55 miliardi di dollari e può contare su oltre 10.000 siti produttivi e circa 3.000 aziende. L’India è inoltre uno dei maggiori produttori mondiali di principi attivi farmaceutici (API).
Il governo di Nuova Delhi considera il pharma un asset strategico per sostenere la crescita nazionale e raggiungere un’economia da 30 trilioni di dollari entro il 2047, come evidenziato anche da un recente report di Bain & Company, società globale di consulenza manageriale.
In questo contesto, le aziende farmaceutiche indiane stanno aumentando gli investimenti internazionali. Nei soli Stati Uniti sono previsti investimenti per oltre 19 miliardi di dollari destinati a impianti produttivi e attività di ricerca e sviluppo.
La sfida dell’innovazione
Il potenziale del settore farmaceutico indiano appare comunque molto elevato. Le dimensioni del mercato, la capacità produttiva e le relazioni consolidate con le grandi aziende globali rappresentano vantaggi competitivi importanti.
L’India deve però accelerare se vuole davvero competere nell’innovazione biofarmaceutica, anche perché nel Sud-Est asiatico stanno emergendo nuovi concorrenti, come il Vietnam, che punta a rafforzare la propria presenza nel settore delle life sciences
Secondo Subin Baral, giocherà un ruolo cruciale la capacità di costruire rapidamente infrastrutture moderne e un ecosistema favorevole all’innovazione. “Le aziende life science ragionano ormai oltre i confini nazionali – sottolinea Baral – chi riuscirà a creare il sistema più competitivo e veloce potrà contendere alla Cina una quota importante del mercato globale”.