Focus Reumatologia: l’industria si racconta

1 dicembre, 2016 nessun commento


Dal 23 al 26 novembre si è svolto a Rimini il Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR). Un’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte in questa disciplina, alla quale guardano con interesse ricerca e industria per la messa a punto di farmaci innovativi e sempre più “a misura” di pazienti. Abbiamo raccolto le voci di Business Unit Director e Direttori Medici di alcune aziende protagoniste del Congresso di Rimini.

Eccole di seguito:

Valletta (MSD): Siamo un’azienda con la ricerca nel suo DNA 

“Merck è da sempre impegnata nella ricerca. Alla base di questa attività ci sono le partnership con diverse società scientifiche e lo saranno anche per il futuro – ha spiegato Alberto Valletta, Executive BU Director Immunology – MSD –  MSD è un’azienda che ha nel suo DNA la ricerca scientifica, la ricerca indipendente, e questa collaborazione con la Società Italiana di Reumatologia, con 65 borse di studio in tre anni (un progetto che va avanti dal 2014) ha valore sia per il presente che per il futuro. È un obiettivo ambizioso, che vuole anche contribuire a evitare la fuga dei “cervelli” e dei giovani dall’Italia. E questo lavoro fatto sia con le Istituzioni, sia con le Società scientifiche, darà sicuramente una mano anche al paziente, il fulcro del nostro lavoro. Come diceva il fondatore Merck, “prima viene la ricerca; i profitti arrivano di conseguenza”. MSD è impegnata in Reumatologia perché è un’area di forte interesse e nel futuro avremo sempre rapporti con le realtà impegnate in quest’area. Il nostro obiettivo è quello di aumentare il potenziale di utilizzo di farmaci che possono essere innovativi per il paziente reumatologico. Il primo farmaco biologico in Italia è stato commercializzato da MSD. Il futuro è questo: arrivare con molecole innovative e lavorare su quelle che hanno un grandissimo futuro per la salute dei pazienti e che possano aggiungere valore all’armamentario del medico”.

 

Crevani (Sanofi-Genzyme): Entriamo in Reumatologia forti di un’esperienza di lunga data

“Sanofi-Genzyme è la biotech del Gruppo Sanofi, nata recentemente grazie all’unione, all’interno di Sanofi, di tre blocchi importantissimi: Genzyme – la biotech statunitense con una storia di oltre 30 anni nella cura di malattie rare e sclerosi multipla – l’oncologia di Sanofi (con una storia di oltre 30 anni anch’essa nella cura delle più importanti patologie tumorali, con scoperte di farmaci che hanno cambiato radicalmente la storia della malattia nei pazienti oncologici), e la collaborazione che Sanofi-Genzyme ha stretto con la biotech newyorchese Regeneron per lo sviluppo di anticorpi monoclonali nel campo dell’immunologia e dell’immuno-oncologia. – Spiega Alessandro Crevani, Immunology & Oncology Business Unit Director – Sanofi-Genzyme –  Sanofi –Genzyme entra nel campo dell’Artrite Reumatoide con un’esperienza di lunga data. In passato abbiamo messo in commercio trattamenti che hanno cambiato la malattia, come le idrossiclorochine. Siamo impegnati anche in malattie rare come la malattia di Fabry o la mucopolisaccaridosi di tipo 1 e nel prossimo futuro metteremo in commercio una soluzione terapeutica dell’inibitore dell’interleuchina 6, che è un meccanismo di azione innovativo diverso da quello della maggior parte dei farmaci biologici che sono presenti oggi nella cura dell’Artrite Reumatoide. L’impegno non finisce qui perché abbiamo in sviluppo una pipeline molto ricca sia nel campo dell’immunologa, per patologie come la dermatite atopica, l’asma o la sinusite con poliposi nasale, sia in quello dell’oncologia, in cui abbiamo in corso di studio terapie nell’immuno-oncologia, che diventerà nei prossimi 20 anni la terapia cardine dei tumori”.

 Gnesutta (Roche): Oggi la sfida è valorizzare le terapie su un piano multidimensionale

“La Reumatologia è uno dei settori più competitivi e affollati nel panorama farmaceutico – ci spiega Andrea Gnesutta – Business Unit Director Specialty Care & Neuroscience – Roche – basti pensare all’Artrite Reumatoide, in cui Roche è particolarmente impegnata, con otto biologici originator e altri che sono in fase avanzata di sviluppo.  Poiché la differenziazione e la percezione delle differenze cliniche di questi farmaci sono piuttosto limitate – e le aziende per avere successo devono riuscire a spiegare il valore specifico di ciascun farmaco a diversi interlocutori – oggi la sfida è quella di riuscire a valorizzare le proprie terapie su un piano multidimensionale e multidisciplinare. Da un punto di vista di marketing, tutto ciò per le aziende si traduce in un approccio integrato a diversi stakeholder e nella produzione di continue evidenze, valorizzando sempre di più dati di real world practice, i patient report e gli outcome, utilizzando parametri farmaco-economici.  Roche, negli anni, ha saputo interpretare questo scenario e ha portato avanti dei progetti in grado di dare valore alle proprie terapie. E questo giustifica un certo successo nel settore. Per Roche la Reumatologia è un’area strategica e vogliamo impegnarci fortemente per mantenere la leadership che abbiamo conquistato nel tempo. Lo vogliamo fare continuando a esplorare il ruolo delle nostre terapie, non soltanto nell’Artrite Reumatoide, ma anche in altre patologie autoimmuni dove c’è un need clinico molto importante.  Vogliamo affermarci come partner credibile del sistema, come azienda impegnata nell’innovazione e sempre più attenta alla sostenibilità”.

 

De Crescenzo (Celgene): Investiamo più del 30% del ricavato in Ricerca

Celgene è un’azienda presente in Italia soltanto da dieci anni e si occupa fondamentalmente di ricerca, settore nel quale investe moltissimo, più del 30% del suo ricavato, per mettere a disposizione dei pazienti nuovi preparati. La ricerca inizialmente era focalizzata sull’ematologia – spiega Gianni De Crescenzo – Direttore Medico Celgene – oggi siamo anche nell’oncologia e la Reumatologia è una delle componenti più importanti del nostro gruppo I&D (Inflammation and Immunology). Il futuro della ricerca, non solo per Celgene, è nel campo dell’immunologia, che vedremo applicata in tutti i campi, dall’oncologia, all’ematologia e all’infiammazione.  Per quanto riguarda la Reumatologia, abbiamo prodotti indicati nella psoriasi e nell’artrite psoriasica. Svilupperemo anche prodotti per patologie più difficili da curare, come la fibrosi idiopatica polmonare, la sclerosi multipla e il lupus eritematoso sistemico.

 

d’Anzeo (Lilly): Entriamo in Reumatologia per dare al reumatologo nuove soluzioni terapeutiche

Lilly si sta preparando per diventare un partner estremamente importante per il reumatologo e, ovviamente, per i pazienti affetti da patologie reumatiche. Lo testimonia la nostra presenza al Congresso della SIR.  Stiamo lavorando per mettere a disposizione del reumatologo nuove armi, con contributo di innovatività significativo – spiega Gianluca d’Anzeo – MD PhD Medical Director – Lilly  – in particolare faccio riferimento a un farmaco, che è in fase di revisione presso l’EMA e che, se approvato, riteniamo potrà apportare grandi benefici a questi pazienti.  Si tratta di un farmaco che appartiene a una nuova classe, con un nuovo meccanismo di azione intracellulare che può intervenire su diverse citochine. Un altro aspetto importante è l’efficacia clinica. In studi testa a testa, questo farmaco ha dimostrato di essere superiore in termini di endopoint clinici. Per il paziente affetto da Artrite Reumatoide tutto questo significa un più rapido controllo del dolore articolare, che è un sintomo rilevante. Un altro aspetto interessante è l’aderenza del paziente con Artrite Reumotoide alla terapia, che ancora oggi rappresenta un fattore limitante per il successo terapeutico.  Il nostro farmaco, se approvato, sarà una soluzione terapeutica orale in monosomministrazione; un aspetto che dovrebbe aiutare i pazienti a raggiungere i risultati fissati dal medico.  Lilly entra adesso in Reumatologia e speriamo di restarci a lungo: abbiamo una pipeline che va dalla fase I alla III, molto interessante, che coprirà non solo l’Artrite Reumatoide, ma tutto il mondo delle artriti sieronegative e si affaccerà anche in abiti più complessi, come il lupus eritematoso sistemico e la sindrome di Sjorgen. Un inizio di partnership che speriamo possa durare a lungo.

Leproux (Bristol-Myers Squibb): Abbiamo dato un contributo importante alla terapia dell’Artrite Reumatoide

“Come Bristol Myers Squibb riteniamo di aver dato un contributo importante e significativo alla terapia dell’Artrite Reumatoide con l’abatacept, un farmaco con un meccanismo di azione completamente innovativo. – ha spiegato Giovan Battista Leproux, Executive Medical Director Italia Bristol-Myers Squibb – Devo dire con orgoglio che la classe medica italiana ha contribuito notevolmente ad approfondire i meccanismi di azione di questo farmaco e, con altrettanto piacere, dico che la nostra azienda sta sviluppando una pipeline nelle patologie autoimmunitarie più significative, non solo nell’Artrite Reumatoide, ma anche nel lupus, nella Sindrome di Sjorgen e nelle connettiviti, con una pipeline di grandissimo rilievo e molto innovativa. Sono molto contento di poter confermare che gli italiani stanno giocando e giocheranno un ruolo importante anche nello sviluppo di questa pipeline.

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