Mettere ordine in un sistema costruito per stratificazioni successive. È questo l’obiettivo del Testo unico della legislazione farmaceutica, pensato per semplificare e rendere più coerente un quadro normativo oggi considerato frammentato. Dopo il primo via libera della Conferenza Unificata a gennaio 2026, il testo è tornato a Palazzo Chigi per alcune modifiche condivise con le Regioni ed è poi approdato in Parlamento, dove è iniziato l’esame nelle Commissioni competenti.
Parallelamente, il confronto con gli stakeholder ha fatto emergere nodi ancora aperti, dal superamento del payback alla sostenibilità della spesa. Il percorso è dunque avviato, ma non concluso. E proprio a questo snodo è stato dedicato il terzo appuntamento di “Dovere di parola”, il format di Boehringer Ingelheim che mette a confronto istituzioni, clinici e industria sui temi più attuali della sanità.
“Una delega ampia per raccogliere i contributi”
Nel corso dell’incontro, il senatore Ignazio Zullo ha sottolineato come l’impianto della riforma sia volutamente aperto. “Nel testo della legislazione di revisione dell’assistenza farmaceutica è evidente che, essendo una legge delega, il criterio è stato definito in maniera molto ampia per poterlo ‘riempire’ di contenuti a seguito degli input che ci arrivano dalle audizioni”, spiega, evidenziando il ruolo centrale del Parlamento nel processo. Le audizioni, aggiunge, “servono proprio a questo” e permettono alle istituzioni di raccogliere proposte dai diversi attori coinvolti. In questo quadro, il Parlamento ha il compito di “dare indirizzi più specifici e più stringenti al Governo, che devono essere poi attuati attraverso i decreti legislativi”. Una flessibilità che, secondo Zullo, rappresenta un elemento positivo perché “lascia campo libero alle proposte”. Resta però il tema più complesso: trovare un equilibrio tra sostenibilità e bisogni di cura. “Dobbiamo conciliare il tetto di spesa farmaceutica con le esigenze assistenziali dei pazienti ed affrontare la tematica dei farmaci innovativi, di quelli ad alto costo e delle terapie avanzate”, aggiunge il senatore. Un punto che porta a una riflessione più ampia sul concetto stesso di spesa sanitaria. Zullo sottolinea che occorre valutare il beneficio complessivo delle terapie: “Il tetto può anche essere sforato, a patto che questo determini un risparmio sulla spesa ospedaliera o su quella in altri setting assistenziali”. Quanto ai tempi, il senatore si dice fiducioso: “Penso che saremo in tempo entro la fine di quest’anno”.
“Principi condivisibili, ma servono risorse e tempi certi”
Sulla stessa linea, ma con alcune riserve, interviene la senatrice Ylenia Zambito, che riconosce il valore degli obiettivi della riforma: “Penso che i principi di questa riforma, di questa delega siano del tutto condivisibili”, afferma, citando tra le priorità la presa in carico del paziente cronico, la farmacia dei servizi, la digitalizzazione, l’early access e il superamento del payback. Tuttavia, il rischio è che il testo resti troppo generico. “Quello che temo è che la delega sia troppo generica e sia solo una dichiarazione di principi”, osserva, auspicando che il Parlamento riesca a definire meglio i contenuti e, soprattutto, a individuare le coperture economiche: “Quello che manca del tutto è proprio la copertura finanziaria”. Il tema dell’accesso alle terapie, infatti, emerge con forza nell’intervento della senatrice Zambito che denuncia tempi ancora troppo lunghi: “In questo momento un farmaco approvato da Ema arriva al letto del paziente troppo tardi, quasi due anni”. A pesare sono anche le differenze regionali, legate ai tempi di inserimento nei prontuari. “Questo è inaccettabile”, sottolinea, soprattutto quando si tratta di farmaci innovativi destinati a pazienti oncologici o con malattie rare. Guardando all’Europa, indica possibili modelli: “Ci sono degli esempi virtuosi, come l’early access in Francia, che potrebbero essere presi in considerazione”, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze e garantire cure tempestive.
“La salute è un investimento, non un costo”
Dal punto di vista dell’industria, Nedim Pipic, Presidente e Amministratore Delegato di Boehringer Ingelheim Italia, invita a un cambio di prospettiva. “Chiediamo azioni che cambiano il mindset, riconoscendo la salute come investimento e non come costo”, afferma. Il primo nodo è l’accesso alle terapie: “Senza tempi adeguati non c’è cura e senza cura non c’è salute”. Accanto a questo, richiama l’importanza della medicina territoriale: “Se una cura è accessibile solo a una parte della popolazione, non è un diritto, ma un privilegio”. Un altro punto centrale è la revisione della governance. Pipic evidenzia la necessità di superare strumenti come il payback: “Strumenti nati come correttivi ex-post non possono essere l’asse portante della governance”. Serve, piuttosto, un sistema più prevedibile e programmatorio, in grado di intervenire sulle cause strutturali della spesa e di dare certezze a chi investe. In questa prospettiva, l’industria si propone come partner attivo del sistema sanitario. “Noi possiamo e vogliamo contribuire mettendo a disposizione competenze, know how e capacità di innovazione”, spiega, rilanciando un approccio collaborativo: “Siamo noi a chiedere alle istituzioni: di cosa avete bisogno?”, aggiunge Pipic. L’obiettivo è superare le frammentazioni e diffondere le buone pratiche, trasformando esperienze locali in modelli strutturati.
Tra riforma e confronto, il nodo resta l’equilibrio
Dal dibattito emerge, dunque, un punto condiviso: la necessità di una riforma capace di tenere insieme innovazione, sostenibilità e accesso equo alle cure. Il Testo unico rappresenta un passaggio cruciale, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre i principi in strumenti concreti. È nei decreti attuativi, e nel dialogo continuo tra istituzioni e stakeholder, che si giocherà la partita più importante.
di Isabella Faggiano