Quando la farmaceutica sposa l’arte. Menarini presenta la monografia di Raffaello

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Prosegue e si rafforza il sodalizio tra il gruppo farmaceutico Menarini e l’arte italiana. Un percorso iniziato più di sessanta anni fa con la pubblicazione annuale di una monografia inedita di grandi maestri della pittura e della scultura come Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Beato Angelico, Pollaiolo, Giotto, solo per citarne alcuni.

Raffaello Sanzio, emblema del Tardo Rinascimento e il primo a ergersi come paladino della tutela dell’antichità, è il protagonista del nuovo volume della collana d’arte del Gruppo Menarini presentato, con un evento di video-arte, nella chiesa sconsacrata di Santo Stefano al Ponte a Firenze, primo centro italiano per le Esperienze di Arte Immersiva.

“Firenze, culla del Rinascimento e sede della nostra casa madre, ha accolto negli anni i più grandi artisti di sempre, tra cui Raffaello – hanno detto Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, azionisti e membri del Board di Menarini – a poco più di 500 anni dalla sua morte, Menarini ha voluto celebrare questo grande artista e tutti i pittori rinascimentali protagonisti della storica collana d’arte del Gruppo inaugurata più di mezzo secolo fa”.

Avvicinare all’arte italiana è una sfida che Menarini porta avanti anche attraverso le Menarini Pills of Art, ha ricordato Lucia Aleotti. “Con le pillole video pensate per far conoscere in tutto il mondo le curiosità legate alle opere di artisti rinascimentali – ha spiegato – abbiamo raggiunto 28 milioni di visualizzazioni. Ragazzi che parlano a ragazzi. Fin ora ne sono state pubblicate quasi 600, divise in 8 lingue. L’ultima, appena pubblicata, racconta gli aneddoti dell’opera di Raffaello “Guido Baldo da Montefeltro”.

Curata da Cristina Acidini, già soprintendente dei musei d’arte di Firenze ed oggi presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, la monografia su Raffaello collega vita e opere mettendo in rilievo l’evoluzione dell’aspetto umano e artistico dell‘artista. E punta l’attenzione su un aspetto biografico meno noto, che ne fa capire l’attualità, ovvero il suo impegno per la tutela dei monumenti antichi, un concetto che, nei secoli successivi, farà tanta strada e sarà all’origine della moderna tutela delle belle arti.

“All’epoca – spiega Acidini – si stava spogliando quanto restava dell’Antica Roma: si fondevano bronzi, si smontavano templi per riutilizzare in modo spregiudicato i pezzi. Raffaello è la prima voce autorevole a ergersi contro il dissennato sfregio delle rovine romane. Si rende conto del danno che si sta facendo e, nel 1518, scrive a papa Leone X chiedendo di fermare quello scempio. Il papa lo capisce e lo nomina “Prefetto dell’antichità”, una sorta di soprintendente, il primo nella storia a ricevere questo incarico”.

Un ruolo, quello di Raffaello, che sottolinea la necessità di tutelare, proteggere e conservare le tracce del passato. Rispettare l’arte e favorire il più possibile la sua divulgazione è anche una delle mission di Menarini.

“Con la pubblicazione annuale delle monografie d’arte, per quasi settant’anni Menarini ha avuto la capacità, ma soprattutto la costanza e l’intelligenza, di portare avanti molteplici messaggi: far conoscere i maestri italiani, salvaguardare il patrimonio artistico nazionale e farne apprezzare la singolare eccezionalità – spiega Giovanni Carlo Federico Villa, docente di Storia dell‘arte moderna all’Università degli Studi di Bergamo e direttore di Palazzo Madama a Torino – questi volumi raccontano a un pubblico di non addetti ai lavori la grande arte toscana, romana e veneta, del Rinascimento e non solo, facendone scoprire, anno dopo anno, protagonisti noti e meno conosciuti”.

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