Polpastrelli bionici restituiscono sensibilità agli amputati

18 marzo, 2016 nessun commento


Un polpastrello artificiale connesso chirurgicamente con i nervi che possa far percepire agli amputati ruvidezza e morbidezza delle superfici. È quanto hanno sperimentato i ricercatori della Scuola Sant’Anna di Pisa (Ssa) e dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna (Svizzera). Nei primi test, il device è stato connesso a un amputato ed è anche stato usato da non amputati per distinguere la ‘granularità’ delle diverse superfici.

Dennis Aabo Sørensen in passato ha indossato una protesi di mano sensoriale e nello studio è stato il primo a usare il polpastrello bionico attraverso alcuni elettrodi impiantati chirurgicamente sul moncherino. Dopo il collegamento, una macchina ha controllato il movimento del dito su pezzi di plastica incisi con diversi pattern, alcuni rividi, altri più morbidi. Mentre si muoveva sulla superficie, il dito ha inviato un segnale elettrico che è stato tradotto dal sistema nervoso, nel tentativo di imitare la sua attività usuale. Il dispositivo è riuscito a distinguere accuratamente tra superfici morbide e ruvide nel 96% dei casi, spiegano i ricercatori. “La stimolazione sembrava quasi come quella che avrei sentito con la mia mano – commenta Sørensen – Sento ancora la mano che ho perso, è sempre stretta a pugno. Ho avvertito le sensazioni delle superfici intagliate sulla punta dell’indice della mia mano fantasma”.

Lo studio è stato condotto anche su non amputati con un accessorio formato da piccoli aghi temporaneamente attaccati al nervo mediano del braccio attraverso la pelle. Ma la sensibilità non è stata così accurata: i non amputati sono stati in grado di distinguere la ruvidezza solo nel 77% dei casi. “Questo studio mischia le scienze fondamentali e le applicazioni ingegneristiche; fornisce anche prove addizionali che la ricerca in neuroprostetica può contribuire al dibattito neuroscientifico, in particolare per quanto riguarda i meccanismi neuronali del senso del tatto negli esseri umani – spiega Calogero Oddo dell’Istituto di biorobotica della Scuola Sant’Anna di Pisa (Ssa) – Troverà anche altre applicazioni, come il tocco artificiale in robotica per la chirurgia, il salvataggio e l’industria manifatturiera”.

La Ssa e l’Ecole Polytechnique Fédérale hanno condotto la ricerca come parte di una collaborazione più ampia; lo studio è stato finanziato da grant del ministero della Salute italiano, dell’Inail-Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, del Wyss Center for Bio and Neuroengineering, oltre allo Swiss National Competence Center in Research in Robotics.

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