NEJM e Nature: su terapie COVID rischiamo studi di scarsa qualità

NEJM e Nature: su terapie COVID rischiamo studi di scarsa qualità
Condividi:
Share

Il British Medical Journal of Medicine mette in guardia la comunità scientifica: c’è il rischio che l’abbondante produzione di ricerche sul Coronavirus sia di scarsa qualità. E Nature aggiunge: per poter ottenere i migliori risultati negli studi, è necessario che vi partecipi un numero maggiore di pazienti.

Le due autorevoli riviste scientifiche hanno espresso queste preoccupazioni con due editoriali.
Quello di BMJ ha toni perentori. Paul Glasziou, professore di medicina basata sull’evidenza, Sharon Sanders, assistente del professore e Tammy Hoffmann, professore di epidemiologia clinica, sostengono che “un diluvio di ricerche di scarsa qualità sta sabotando una risposta efficace basata sull’evidenza“.

Attualmente sono in corso più di 1.000 studi su COVID-19. Gli autori dell’editoriale apparso su BMJ richiamano l’attenzione, in particolare, sui 145 studi registrati relativi a idrossiclorochina.

Secondo i ricercatori, 32 di questi studi sono stati condotti su un campione troppo piccolo – meno di 100 partecipanti – 10 non sono stati confrontati con un gruppo di controllo e 12 sono comparativi ma non randomizzati.

Nature, invece, pone l’attenzione sul metodo. Mentre alcuni test – come quello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su quattro potenziali terapie COVID-19 – sono “ampi e collaborativi”, molti altri “sono più piccoli, non includono sempre un gruppo di controllo e non testano farmaci su un numero sufficiente di pazienti per fornire risultati statisticamente significativi”.

Nel mezzo di una pandemia che minaccia anche di trasformarsi in una depressione economica mondiale, è necessario trovare velocemente una cura, ma non bisogna dimenticare i presupposti scientifici. “Vogliamo antivirali, diagnostica e vaccini, ma dobbiamo sapere prima se sono sicuri e se funzionano.”, scrive Nature, “La ricerca di un farmaco efficace ha bisogno della forza che deriva dalla collaborazione. Ci devono inoltre essere gruppi di controllo e la trasparenza dei dati deve essere garantita”.

Taggato con:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*