Le app di tracciamento funzionano? Studio Oxford-Google dice di sì

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Uno studio condotto da Google e da epidemiologi dell’Università di Oxford ha dimostrato come il tracciamento digitale dei contatti, eseguito utilizzando la rete di smartphone, sia potenzialmente in grado di arginare la diffusione del nuovo Coronavirus, anche se poche persone scaricano la relativa applicazione sul proprio telefono.

Alla fine di maggio, Google e Apple hanno presentato un software che consente agli smartphone di eseguire il ping reciproco tramite Bluetooth.

Se l’utilizzatore di uno di questi telefoni risulta positivo al test per COVID-19, i contatti in rubrica vengono avvisati di una potenziale esposizione al contagio e invitati a isolarsi spontaneamente o a richiedere un test.

Lo studio, che deve ancora essere sottoposto a peer review, ha coinvolto in USA tre contee che comprendono le città di Washington, Seattle, Tacoma ed Everett.

“Abbiamo studiato l’impiego del sistema digitale di tracciamento dei contatti nel Regno Unito per un po’ di tempo”, dice uno degli autori dello studio, Christophe Fraser, del Dipartimento di Medicina di Nuffield di Oxford e consulente del governo del Regno Unito per il programma di tracciamento. “Abbiamo visto che quesoi sistema ha il potenziale di ridurre significativamente il numero di casi, ricoveri e decessi da Coronavirus in tutta la popolazione nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Ad esempio, stimiamo che nello Stato di Washington una squadra ben equipaggiata per il tracciamento manuale dei contatti, se lavora in combinazione con un sistema di notifica dell’esposizione adottato dal 15% della popolazione, potrebbe ridurre le infezioni da Coronavirus del 15% e le morti da COVID-19 dell’11%”.

I ricercatori hanno unito i dati real world con un modello epidemiologico che ha tenuto in considerazione gli spostamenti individuali tra casa, lavoro, scuola e altri eventi sociali.

 

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