GSK, obiettivo neuroscienze

21 aprile, 2016 nessun commento


GlaxoSmithKline (GSK), alla ricerca di nuovi modi per trattare le malattie del sistema nervoso, ha trovato un partner accademico nel Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (SBP), di La Jolla, in California. Gli scienziati di GSK e SBP lavoreranno insieme per studiare le funzioni del cervello, con l’obiettivo di individuare e convalidare nuovi bersagli terapeutici che possono rallentare o invertire la neurodegenerazione. Il laboratorio, con sede a La Jolla, sarà supportato a livello finanziario dalla GSK per tre anni, con la possibilità di una proroga.

“Se si vuole guidare il progresso e verificare le ipotesi ad alto rischio e con alte ricompense se convalidate, è necessario lavorare in ambienti che stimolino le persone a puntare in alto”, ha affermato Min Li, vice presidente di GSK, responsabile globale dell’area sulle neuroscienze e direttore generale di R&S in Cina.

Li, un esperto di neuroscienze, sa come motivare una squadra per ottenere risultati di alto livello in laboratorio: prima di entrare in GSK nel 2014, ha trascorso più di 20 anni alla Johns Hopkins University, dove ha portato, in qualità di direttore, alla creazione di diverse alleanze tra l’accademia e le aziende, tra cui un accordo con Pfizer, Aviva Biosciences Corp., Xencor e con Corning.

Il team cinese della GSK ha contribuito a molti dei candidati della pipeline della società nel settore delle neuroscienze, ha indicato Li, alcuni anche in fase di sviluppo avanzato. Ma con questa collaborazione appena stipulata il gruppo sta cercando di sfruttare a fondo le competenze della comunità accademica della West Coast.  L’anno scorso, la GSK ha istituito un incubatore biotecnologico sulle neuroscienze a La Jolla, a pochi passi dal nuovo SBP-GSK Center for Translational Neuroscience.

Sostegno a progetti terapeutici multidisciplinari
Il successo passa da molte strade. Dal punto di vista economico il team del SBP, grazie al finanziamento che durerà tre anni, potrà dedicarsi completamente alla ricerca e non spendere energie nella ricerca di fonti. Ma non è tutto. Secondo Li:  “il denaro non è sufficiente a garantire il successo, ma tutto dipende dalla forza intellettuale degli scienziati”. “Vogliamo essere parte di questo eccellente ecosistema scientifico – ha aggiunto Li -e non vediamo l’ora di contribuire alla crescita del gruppo”. Il supporto di GSK è anche propositivo. Il finanziamento andrà a quei progetti con una dimensione terapeutica. “In ultima analisi, vogliamo validare gli obiettivi e sviluppare le attività in modo che possano diventare una componente di valore che sarà di beneficio per i pazienti”, ha detto Li.

Secondo Li, SBP è un partner interessante per il suo approccio multidisciplinare alle neuroscienze, unendo competenze in biologia, genomica, chimica, imaging e vaglio dei farmaci con l’obiettivo di rivelare le cause alla base dei processi di neurodegenerazione e di produrre trattamenti innovativi per il sistema nervoso centrale. Gli scienziati della SBP hanno fatto passi avanti nella comprensione dei geni e della patogenesi dei disturbi neurologici e nella scoperta e sviluppo di nuovi farmaci.

Malattie neurodegenerative. Mercato ancora con pochi farmaci
Secondo GSK, il numero di persone che vivono con demenza in tutto il mondo triplicherà entro il 2050 arrivando a 135 milioni di pazienti, e attualmente non ci sono farmaci in grado di curare o prevenire questi disturbi, come anche quelli legati alle condizioni neurodegenerative.

Tutto ciò è dovuto anche al basso successo di sviluppo dei farmaci, basti pensare che solo l’8% dei trattamenti sperimentali per le condizioni neurologiche che raggiungono la fase sperimentale sull’uomo viene poi approvato.

Per quanto riguarda la GSK, ha attualmente quattro candidati in fase di sviluppo, tra cui in fase II un anticorpo monoclonale indirizzato verso la beta-amiloide, 933.776, per l’atrofia della retina legata all’età. Questo candidato è dietro altri due anticorpi che hanno già raggiunto la fase III, uno di Eli Lilly and Co. e l’altro di Biogen.

Sempre in fase II troviamo un altro anticorpo monoclonale, Benlysta, per la miastenia grave, e Rilapladib, un inibitore della fosfolipasi A2 per la malattia di Alzheimer. Un quarto candidato senza nome, in fase I, un  oligonucleotide1 LICA antisenso, è in corso di studio per l’atrofia maculare legata all’età.

 

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