Farmaceutica italiana, il decennio del salto di scala

Condividi:
Share

Negli ultimi dieci anni l’Italia si è affermata come uno dei principali hub europei dell’industria farmaceutica. Un percorso fatto di crescita industriale, rafforzamento della ricerca, aumento dell’occupazione qualificata e, soprattutto, di una spinta all’export che oggi vale circa il 10% di tutte le esportazioni nazionali. La farmaceutica è diventata uno dei motori strutturali del sistema produttivo italiano.

A sostenere questa traiettoria hanno contribuito tre componenti complementari: le imprese a capitale italiano, il sistema delle aziende terziste e la presenza consolidata dei grandi gruppi multinazionali. In questo quadro, le tredici aziende storiche del made in Italy farmaceutico – le cosiddette FAB13 – rappresentano un osservatorio privilegiato per leggere l’evoluzione del settore.

I dati 2024, presentati martedì 20 gennaio nel Rapporto e nella relazione del professor Marco Fortis (Fondazione Edison) in occasione dell’evento “FAB13 2025” alla Camera dei Deputati, confermano una crescita robusta. I ricavi aggregati delle FAB13 hanno raggiunto i 18,9 miliardi di euro, in aumento del 12% rispetto al 2023. La componente estera continua a trainare lo sviluppo (+14%), mentre il mercato domestico cresce più lentamente (+2%), riflettendo la stagnazione della domanda interna.

Il vero punto di forza resta l’export: le esportazioni delle FAB13 sono cresciute del 16% su base annua, superando nettamente la media dell’export farmaceutico italiano (+10%). Una dinamica che conferma come l’internazionalizzazione sia ormai il principale vettore di crescita delle imprese italiane del farmaco. Oggi l’Italia è il sesto esportatore mondiale di farmaci e il terzo per farmaci confezionati, alle spalle di Germania e Svizzera

Anche sul fronte degli investimenti il segnale è chiaro. Nel 2024 gli investimenti complessivi (al netto di acquisizioni e licenze) sono aumentati del 21%, con il settore della Ricerca e Sviluppo che ha toccato 1,4 miliardi di euro (+27%). La R&S rappresenta oggi il 43% degli investimenti totali delle FAB13, a testimonianza di un modello industriale sempre più orientato all’innovazione e alla sostenibilità di lungo periodo.

Il profilo occupazionale
Le FAB13 occupano complessivamente circa 50.400 addetti, pari al 22% dell’intera occupazione farmaceutica italiana. Il 30% lavora in Italia, il 70% all’estero. Gli addetti sono fortemente qualificati: oltre l’80% dei dipendenti è laureato o diplomato, più del 90% ha un contratto a tempo indeterminato e l’incidenza dell’occupazione femminile è pari al 50%. In Italia, più della metà della forza lavoro è impiegata in attività di R&S.

Dal punto di vista infrastrutturale, le FAB13 contano 65 siti produttivi – 29 dei quali in Italia – e 51 centri di ricerca nel mondo, supportati da una rete di 289 filiali. Una presenza capillare che consente di mantenere il baricentro industriale nel Paese, garantendo al tempo stesso competitività internazionale, continuità produttiva e autonomia nelle forniture di farmaci essenziali.

Il “rush” degli ultimi due anni
Nel quadro più ampio del settore, il cambio di passo della farmaceutica italiana è evidente. Nel 2024 la produzione aggregata delle aziende iscritte a Farmindustria ha raggiunto i 56,1 miliardi di euro (+87% rispetto al 2016), mentre l’export ha toccato i 53,8 miliardi (+152%). Particolarmente significativa la crescita delle esportazioni di farmaci ad alta tecnologia (+193%). Gli investimenti complessivi hanno superato i 4 miliardi di euro, con 2,3 miliardi destinati alla R&S.

 

Notizie correlate



Homnya Srl | Partita IVA: 13026241003

Sede legale: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via Galvani, 24 - 20099 - Milano

Daily Health Industry © 2026