L’8 maggio 2026 EFPIA parteciperà a Nicosia all’evento “Unlocking Europe’s Life Science potential: A policy agenda for competitiveness, innovation and patient access”. L’incontro, ospitato al Landmark Nicosia, riunirà decisori politici, industria, ricercatori e rappresentanti dei pazienti per discutere come rafforzare il potenziale europeo nelle biotecnologie e nelle scienze della vita.
Il punto di partenza è netto: l’Europa dispone di eccellenza scientifica, infrastrutture di ricerca e capacità industriali, ma la leadership nella prossima fase dell’innovazione medica non è garantita. EFPIA colloca il dibattito dentro tre dossier europei di peso: EU Biotech Act, Life Sciences Strategy e Strategic Dialogue on Pharmaceuticals. Sono strumenti che, nelle intenzioni, dovrebbero contribuire a definire una politica industriale più coerente per farmaceutica, biotech e tecnologie sanitarie.
Il contesto internazionale rende la discussione meno teorica. Mentre Stati Uniti, Cina e altri Paesi rafforzano i propri ecosistemi biotech con investimenti, percorsi regolatori più rapidi e strategie industriali mirate, l’Europa deve decidere se limitarsi a difendere il proprio patrimonio scientifico o trasformarlo in capacità produttiva, sviluppo clinico, proprietà intellettuale, accesso ai pazienti e crescita economica. L’evento di Nicosia affronta proprio questo nodo: come collegare innovazione, competitività e accesso senza separare la politica industriale dalla sostenibilità dei sistemi sanitari.
Nel programma figurano rappresentanti istituzionali ciprioti, Commissione europea, Parlamento europeo, industria, investitori, mondo della ricerca e associazioni dei pazienti. Tra gli speaker indicati da EFPIA ci sono Olga Solomon, responsabile dell’unità “Medicines: policy, authorization, and monitoring” della Commissione europea, Padraic Ward di Roche, Nathalie Moll, direttrice generale EFPIA, e Thomas Allvin, executive director per strategia e sistemi sanitari di EFPIA.
Per il mercato italiano, il tema è vicino. L’Italia ha una base produttiva farmaceutica forte, una rete clinica rilevante e competenze scientifiche riconosciute, ma deve confrontarsi con gli stessi vincoli europei: tempi autorizzativi, attrazione degli studi clinici, capacità di finanziare l’innovazione, frammentazione dell’accesso e pressione sulla spesa pubblica. La discussione promossa da EFPIA non riguarda quindi solo Bruxelles o i grandi gruppi multinazionali. Tocca direttamente la capacità dei singoli Paesi di restare dentro le catene globali dell’innovazione e di garantire ai pazienti un accesso più rapido alle nuove terapie.
Il messaggio politico è che la competitività delle life sciences non può essere trattata come un tema separato dalla salute pubblica. Se l’Europa vuole restare un luogo in cui si scoprono, si sviluppano e si producono nuove cure, dovrà rendere più coerente il rapporto tra ricerca, regolazione, investimenti, proprietà industriale e accesso. È su questo equilibrio che si giocherà anche il ruolo dell’Italia nei prossimi anni.