Dermatologia. L’appello dei clinici ad ‘Agenda 2030’: “Non consideratele malattie di minore importanza”

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È difficile fare una stima dei pazienti con problemi dermatologici: sono molti, se si considera che a 3mila diverse patologie esistenti si sommano manifestazioni tumorali, infiammatorie e infettive. Parliamo inoltre di condizioni gravi, non solo perché tra le malattie della pelle ci sono anche i tumori o le grandi ustioni, ma anche perché anche quella che apparentemente può sembrare la più banale delle malattie croniche, ha invece un impatto sulla vita dei pazienti altissimo. Basti pensare alla Psoriasi o alla Dermatite Atopica.

Per questo alla prima puntata di “Agenda 2030: le sfide per la dermatologia”, il progetto promosso da SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) e SICS per uno sguardo a 360 gradi sulla salute della pelle, arriva un appello forte e chiaro: non considerare la Dermatologia una branca secondaria e ma attribuire alle patologie dermatologiche, e a chi ne soffre, tutta l’attenzione di cui hanno bisogno per vivere nel modo migliore possibile la propria situazione.

Il progetto “Agenda 30”, sostenuto incondizionatamente da Abbvie, UCB Pharma, Sanofi Genzyme e Almirall, prende spunto proprio dalle numerose istanze che arrivano dai pazienti. Così come dalle riflessioni che emergono dalla quotidiana esperienza sul campo dei clinici. Un confronto che vede impegnata anche la componente politica, chiamata a creare le condizioni per una sanità in grado di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.

Ospiti di questa prima puntata sono stati Piergiacomo Calzavara Pinton, past president della SIDeMaST (Società italiana di Dermatologia), membro del consiglio direttivo e professore ordinario di dermatologia e direttore della Clinica Dermatologica dell’Università Ast Spedali Civili di Brescia; Franco Rogioletti, Membro del Consiglio Direttivo SIDeMaST, Professore Ordinario di Dermatologia dell’Università Vita-Salute – San Raffaele di Milano e Direttore dell’Unità di Dermatologia Clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele; Paolo Pigatto, Membro del Consiglio Direttivo SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia), Professore Associato di Dermatologia e Venereologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano e Direttore U.O. Dermatologia IRCCS – Istituto Ortopedico Galeazzi; Emanuele Monti, presidente della III Commissione Sanità e Politiche Sociali di Regione Lombardia; Francesca Maletti, vice presidente della IV Commissione Politiche per la Salute e Politiche Sociali della Regione Emilia Romagna.

In apertura, anche le testimonianze video di Grazia Carbone, vicepresidente ADIPSO, Associazione per la Difesa degli Psoriasici; Valeria Corazza, presidente APIAFCO, Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza; Monica Forchetta, presidente APAIM – Associazione Pazienti Italia Melanoma; Mario Picozza, presidente ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica, che hanno posto le basi della discussione accendendo i riflettori anche sulle criticità legate agli ultimi di anni di pandemia Covid-19.

“Agli Spedali Civili abbiamo cercato di costruire delle dighe contro la pandemia, ma l’impatto del Covid sull’attività è stato inevitabilmente fortissimo”, ha riferito Piergiacomo Calzavara Pinton. Agli Spedali Civili, così come in tutta Italia, le attività no Covid non urgenti sono state sospese o rimandate, i reparti convertiti e il personale dirottato ad assistere i positivi. “Attraverso una complessa organizzazione – ha spiegato Calzavara Pinton – siamo comunque riusciti a trasferire buona parte delle prestazioni su strutture esterne alla cinta ospedaliera. Abbiamo attivato un ambulatorio per le visite urgenti. Abbiamo sfruttato, ovviamente, la telemedicina, sia in termini di dialogo con il medico di famiglia o il pediatra di libera scelta che attraverso il contatto diretto con i pazienti, ad esempio quelli in terapia cronica con farmaci immunomodulanti, che sono i più fragili, spesso anziani, e comunque immunodepressi”.

Soluzioni che hanno consentito alla Clinica Dermatologica degli Spedali Civili di Brescia di “non ridurre sostanzialmente di molto le prestazioni nel 2020 rispetto al 2019”. Ora, tuttavia, ha evidenziato Calzavara Pinton, sarà necessario non solo mantenere, ma potenziare l’attività, “per soddisfare le prestazioni non erogate e intercettare le malattie non diagnosticate anche a causa della diffidenza si è creata nei confronti delle strutture sanitarie, dove le persone temono di infettarsi”.

Sarà un percorso impegnativo, che richiederà uno sforzo importante e comunque, ma che per Calzavara Pinton si potrà affrontare, anche “facendo tesoro della lezione Covid”. Anche se, condividono Calzavara Pinton, Rogioletti e Pigatto, “la tele dermatologia potrà essere applicata solo ad alcuni selezionati casi, perché le visite da remoto non potranno e non dovranno sostituire mai totalmente il rapporto diretto tra medico e paziente”.

“Non bisogna fare l’errore di considerare la consultazione telematica in Dermatologia una cosa semplice per il fatto di essere, la Dermatologia, una scienza visiva la dermatologia”, ha spiegato Franco Rongioletti. Per il direttore dell’Unità di Dermatologia Clinica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, ad esempio, la televisita è una pratica difficilmente immaginabile per le prime visite: “Si pensi ai melanomi. La diagnosi non avviene perché è il paziente ad indicarci il neo, ma a seguito di una attenta e approfondita mappatura del corpo. Nella fase di screening, prevenzione e diagnosi, il contatto fisico è fondamentale”. Per gli esperti la “tele dermatologia” potrà comunque rivelarsi utile in molte altre occasioni, dai follow up alle condizioni croniche, purché sia diano “risposte ai problemi irrisolti”, come quelli inerenti “la privacy”, e a patto di creare tutte le condizioni strutturali e organizzative per realizzare veri e propri “network telematici”. Dunque “creando una sinergia tra medici ospedalieri e medici del territorio, supportati dagli infermieri ma anche da personale amministrativo per evitare”, ha posto l’accento Calzavara Pinton, che la telemedicina anziché una opportunità si trasformi in “un fattore di rallentamento e impedimento dell’attività clinica”.

Per i tre esperti un importante salto in avanti a livello territoriale va compiuto anche al di là del potenziale futuro della telemedicina. “Constatiamo che oggi i medici di medicina generale spesso non hanno una preparazione adeguata alle malattie della cute. Ne sottovalutano l’impatto che hanno sulla salute dei pazienti, ignorano che la psoriasi, ad esempio, ha implicazioni di tipo metabolico. Non sanno che ci sono terapie che possono guarire i pazienti o migliorare la loro vita in modo sostanziale. A causa di questo, ritardano l’accesso dei pazienti ai centri specializzati”. La questione territoriale, per Rongioletti, è urgente e fondamentale. La parola d’ordine, in questo e a tutti i livelli, è “non considerare la Dermatologia una branca secondaria e le malattie della cute meno importanti di altre”.

Per Paolo Pigatto le prospettive, comunque, fanno ben sperare. “Il Covid ci ha costretto, ma anche permesso, di implementare alcuni strumenti, di ragionare su modelli e situazioni che potrebbero consentirci in futuro di garantire un’assistenza specialistica di altissima qualità in ogni parte di Italia, ha posto l’attenzione sulla necessità di lavorare insieme. I primi passi sono stati compiuti, ora bisogna tenere a mente che ci vuole personale formato, una infrastruttura super efficiente e una rete complessiva e complessa che sappia funzionare in maniera corretta”.

L’impegno della politica, su tutti questi fronti, è stato espresso da Emanuele Monti e Francesca Maletti. Per la Lombardia Monti ha ricordato come la legge 22/21 di potenziamento del sistema sanitario regionale, “elaborata in collaborazione con le associazioni dei pazienti”, preveda investimenti importanti: “In totale 2 miliardi di euro di fondi incrementali di cui 1,2 miliardi derivanti dal Pnrr e 800 milioni messi sul piatto dalla Regione Lombardia”.

Il tema dell’accesso alle cure resta, per il presidente della Commissione Salute, una grande sfida: “Le prestazioni di specialistica ambulatoriale in ambito dermatologico erogate in Lombardia sono diminuite del 50% nel 2020 e del 25% nel 2021. Una situazione che si ripete anche in altri ambiti della salute, non solo quello dermatologico”. Per Monti, comunque, il “Modello Lombardia” basato su un sistema sanitario pubblico fortemente affiancato da quello privato “ha permesso di ridurre il gap”.

Per il presidente della commissione Sanità della Lombardia la chiave di volta per una sanità efficiente e in grado di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini resta comunque il personale, “in termini di competenza e anche numerici”. Quindi più investimenti, per la formazione e per gli organici nel Ssn.

Francesca Maletti ha infine evidenziato il ruolo delle associazioni non solo per affiancare la politica nelle decisioni, ma anche come facilitatori di accesso alle cure per i cittadini. “In Emilia Romagna le associazioni promuovono campagne di screening e informative, visite e mappature contro il melanoma, per fare un esempio. Lavorano in forte collaborazione con i clinici”. Un impegno che oggi potrà risultare ancora più importante per recuperare parte delle prestazioni perdute a causa del Covid.

“Nei prossimi anni – ha detto la vice presidente della commissione Salute dell’Emilia Romagna – dovremo fare i conti con molte patologie, anche dermatologiche, aggravate da diagnosi ritardate. Sarà necessario un potenziamento della presa in carico, interventi di prevenzione e nuovi modelli per portare la salute più vicina ai cittadini e in ogni territorio. Servirà uno sforzo per portare a compimento leggi e progetti approvati sulla carta già in passato ma, nei fatti, realizzati solo a metà”. Il Pnrr, con le case della comunità e la spinta alla digitalizzazione rappresenta sicuramente una opportunità, per Maletti. “A patto – ha precisato la consigliera – di creare una sinergia tra specialisti, medici del territorio, puntando anche sugli infermieri di comunità e su una presa in carico che non dimentichi i bisogni, anche sociali, delle persone”.

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