Nel trattamento dell’anemia legata a condizioni oncologiche, originator e biosmilari non fanno registrare differenze in merito a efficacia che sicurezza. È quanto emerge da uno studio italiano, promosso dalla Regione Lazio e pubblicato sul British Medical Journal, che ha messo a confronto le epoetine biosimilari con il farmaco originator. Lo studio è stato condotto dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale (Asl Roma 1), che ha preso in esame le epoetine, usate per curare le anemie in pazienti affetti da malattie renali, del sangue o tumori. La ricerca, svolta su una coorte di circa 13mila pazienti renali o oncologici, ha studiati gli effetti di sei mesi di terapia, in alcuni casi a base di originator in altri biosimilari. I risultati mostrano una sostanziale sovrapponibilità tra le due categorie, sia in termini di efficacia, sia di sicurezza. Risultati che, secondo quanto riporta il sito Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità, “forniscono un contributo per la definizione di strategie utili a un uso razionale di questi medicinali”.
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