Roche, fenebrutinib nella SMR risultati positivi dagli studi FENhance 1 e 2

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Le opzioni terapeutiche per la sclerosi multipla recidivante (SMR) registrano nuovi dati positivi su fenebrutinib, derivanti dagli studi di Fase III FENhance 1 e 2, che hanno raggiunto l’endpoint primario.

Nell’arco di 96 settimane, questo inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (BTK) non covalente, in fase di sperimentazione, ha ridotto il tasso annualizzato di ricadute (ARR) del 51,1% (p<0.001) nello studio FENhance 1 e del 58,5% (p<0.0001) nel FENhance 2, rispetto a teriflunomide.

Tutto questo, per i pazienti, si traduce in circa una ricaduta ogni 17 anni, pari a oltre la metà gli episodi rispetto a quanto osservato con teriflunomide nello stesso arco temporale. I dati sono stati presentati come “late-breaking presentation” al meeting annuale dell’American Academy of Neurology (AAN), dal 18 al 22 aprile 2026 a Chicago.

“Questi risultati sottolineano il potenziale di fenebrutinib come trattamento orale ad alta efficacia per la SMR. Il suo meccanismo d’azione unico può offrire un profilo differenziato, agendo sui doppi driver della SM sia nel sistema nervoso centrale sia in periferia”, afferma Jiwon Oh, Direttore Medico del Barlo Multiple Sclerosis Program presso il St. Michael’s Hospital di Toronto,“Per la prima volta, un inibitore della BTK ha dimostrato superiorità nella riduzione delle ricadute e della formazione di nuove lesioni cerebrali, con tassi di aumento degli enzimi epatici paragonabili a un farmaco di prima linea consolidato in molteplici studi di Fase III nella SMR”.

“I dati di fenebrutinib attraverso i tre studi registrativi supportano fortemente il suo potenziale beneficio per le persone affette sia da SMR che da SMPP”, sottolinea Levi Garraway, Chief Medical Officer di Roche e Head of Global Product Development, “Più che raddoppiando il tempo senza ricadute rispetto a teriflunomide, fenebrutinib può offrire ai pazienti anni di vita liberi da recidive, preservando così sia l’indipendenza quotidiana che la funzionalità a lungo termine.”

Le altre evidenze degli studi
Il tasso di ricaduta è stato ridotto in modo consistente in tutti i sottogruppi di pazienti. Le riduzioni maggiori sono state osservate nei pazienti con lesioni cerebrali attive, età più giovane, diagnosi più recente e minore disabilità.

Gli endpoint secondari degli studi – come evidenziato dalle scansioni RM –  hanno inoltre mostrato come fenebrutinib abbia ridotto significativamente l’attività di malattia nel cervello.

Fenebrutinib ha ridotto i marcatori di infiammazione attiva del 70,7% (p<0.0001) nello studio FENhance 1 e del 77,6% (p<0.0001) nel FENhance 2 rispetto a teriflunomide, come misurato dalle nuove lesioni T1 pesate captanti gadolinio (T1-Gd+).

Il carico di malattia cronica è stato ridotto del 76,0% (p<0.0001) nel FENhance 1 e dell’82,5% (p<0.0001) nel FENhance 2 con fenebrutinib rispetto a teriflunomide, come misurato dalle nuove lesioni T2 o in espansione.

Ulteriori endpoint secondari hanno mostrato trend positivi verso la riduzione della progressione della disabilità.

Il dato della disabilità confermata composita
È stata osservata una riduzione numerica del rischio di progressione della disabilità confermata composita a 12 settimane (cCDP12) del 20% (hazard ratio [HR] 0.80; 95% intervallo di confidenza [CI]: 0.63-1.02) nel FENhance 1 e del 13% (HR 0.87; 95% CI: 0.69-1.11) nel FENhance 2 con fenebrutinib rispetto a teriflunomide.

La disabilità confermata composita incorpora tre misure di disabilità: la disabilità funzionale totale – misurata dalla progressione della disabilità confermata (CDP) basata sulla Expanded Disability Status Scale (EDSS) – la velocità del cammino misurata dal Timed 25-Foot Walk (T25FW) e la funzionalità degli arti superiori misurata dal Nine-Hole Peg Test (9HPT).

Le riduzioni maggiori sono state osservate sulla disabilità globale e sulla disabilità degli arti superiori.

Gli eventi avversi
In entrambi gli studi sulla sclerosi multipla recidivante, gli aumenti degli enzimi epatici superiori a tre volte il limite massimo della norma sono stati paragonabili a teriflunomide (7,3% vs 5,7% nel FENhance 1; 5,6% vs 5,6% nel FENhance 2).

Nello studio FENhance 1, si è verificato un segnale di possibile epatotossicità nel braccio fenebrutinib (avvenuto prima dell’implementazione del monitoraggio epatico bisettimanale) e uno nel braccio teriflunomide. Entrambi i casi sono stati asintomatici e si sono risolti dopo la sospensione del farmaco in studio.

Anche i tassi di infezione sono stati paragonabili tra i bracci fenebrutinib e teriflunomide. Eventi avversi (AE) gravi sono stati riportati nell’8,6% dei pazienti trattati con fenebrutinib (vs 8,9% con teriflunomide) nel FENhance 1 e nell’11,2% (vs 6,1%) nel FENhance 2.

Negli studi FENhance 1 e 2, si è verificato un decesso (0,1%) nel braccio teriflunomide e sette decessi (0,9%) nel braccio fenebrutinib durante il periodo di segnalazione. Un ulteriore decesso è stato osservato dopo questo periodo.

Complessivamente, nel braccio fenebrutinib, i decessi sono avvenuti in momenti diversi e sono stati causati da varie cause, tra cui infezioni, complicazioni del diabete di tipo 1, emorragie gravi, suicidio, lesioni da incidente e decesso per causa ignota.

Fenebrutinib nella sclerosi multipla primariamente progressiva (SMPP)
In precedenza, dallo studio di Fase III FENtrepid nella sclerosi multipla primariamente progressiva (SMPP) era emerso come fenebrutinib avesse raggiunto il suo endpoint primario di non inferiorità rispetto all’attuale standard di cura, ocrelizumab, nel ridurre la progressione della disabilità.

In conclusione, i risultati positivi collettivi di tutti e tre gli studi registrativi –  FENhance 1 e 2 e  FENtrepid – dimostrano che fenebrutinib produce un notevole beneficio sulla biologia della malattia recidivante e progressiva.

L’insieme dei dati di tutti e tre gli studi  sarà sottoposto alle autorità regolatorie.

 

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