Alla 44ª J.P. Morgan Healthcare Conference – conclusasi il 15 gennaio – AbbVie ha illustrato la propria strategia di crescita post-Humira, confermando la transizione da un modello basato su un singolo blockbuster a una struttura multi-franchising. Humira (adalimumab) ha raggiunto il picco delle vendite nel 2022, con 21 miliardi di dollari, ma la perdita di esclusiva di mercato – iniziata nel 2023 – ha aperto la strada ai biosimilari, erodendo circa 10 miliardi di ricavi alla big pharma USA.
Nonostante questo impatto e i 2 miliardi legati all’Inflation Reduction Act negli USA, AbbVie ha registrato una crescita netta di circa 7 miliardi tra il 2023 e il 2025, con un’espansione complessiva del fatturato intorno all’8% e una piattaforma di crescita che ha sfiorato il 19% nel 2025.
L’immunologia resta il principale motore di crescita della big pharma: Skyrizi (risankizumab) e Rinvoq (upadacitinib) sono accreditati di riuscire a generare oltre 41 miliardi di dollari di ricavi entro il 2031. Skyrizi consolida la leadership nelle malattie infiammatorie intestinali, mentre Rinvoq amplia l’utilizzo in linee successive per IBD e dermatite atopica, con ulteriori indicazioni attese entro fine decade.
Le neuroscienze rappresentano il secondo driver di crescita, grazie a un portafoglio diversificato che spazia dai trattamenti per l’emicrania al Parkinson e alle altre patologie neurodegenerative. In questo ambito, nel 2024 è stato lanciato Vyalev, infusione sottocutanea continua per Parkinson, ed entro la fine del 2026 è previsto l’arrivo sul mercato di tavapadon orale. Il trio Ubrelvy, Qulipta e Botox copre l’intero spettro della cura dell’emicrania, con vendite stimate oltre gli 8 miliardi entro il 2031.
L’oncologia completa il profilo multi-franchising. Dal 2024, AbbVie ha investito 8 miliardi di dollari in 40 operazioni per rafforzare lo sviluppo del business.