Tumore vescica: Keytruda (Merck) allunga di 3 mesi la sopravvivenza

20 febbraio, 2017 nessun commento


(Reuters Health) – La somministrazione di pembrolizumab (Keytruda) allunga di 3 mesi la sopravvivenza media dei pazienti con cancro uroteliale in fase avanzata, per i quali la chemioterapia fallisce. A dimostrare l’efficacia del farmaco su quella che è riconosciuta come una delle forme di tumore alla vescica più comune, è il trial clinico KEYNOTE-045 condotto su 542 pazienti in 120 centri sparsi tra 29 Paesi. I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine e presentati al Genitourinary Cancers Symposium 2017 che si è tenuto ad Orlando, in Florida. Ai fini dello studio, i pazienti arruolati sono stati suddivisi in 4 sottogruppi: ad uno di questi è stato somministrato pembrolizumab 200 mg una volta ogni 3 settimane, mentre agli altri tre gruppi sono stati somministrati chemioterapici, rispettivamente paclitaxel 175 mg/m2 (84 pazienti), docetaxel 75mg/m2 (84 pazienti) o vinflunine 320 mg/m2 (87 pazienti). A 12 mesi dall’inizio della sperimentazione, il 43,9% dei pazienti trattati con pembrolizumab era in vita, rispetto al 30,7% dei pazienti sotto chemioterapia. Inoltre, nei pazienti positivi a PD-L1 – la proteina inibita dal farmaco che impedisce al sistema immunitario di attaccare il tumore – la sopravvivenza media è arrivata a 8 mesi, rispetto a 5,2 mesi della terapia convenzionale. Il farmaco, invece, non avrebbe avuto impatto sulla sopravvivenza libera da progressione della malattia, con una media di 2,1 mesi con pembrolizumab rispetto a 3,3 mesi con la chemioterapia (P=0.42). Il tempo medio di risposta ai trattamenti si è rivelato identico in entrambi i gruppi (2.1 mesi), ma nel 68% dei pazienti trattati con pembrolizumab la risposta al farmaco, alla sospensione del trattamento, si è protratta oltre i 12 mesi, mentre solo nel 35% dei pazienti in chemioterapia l’efficacia del farmaco si è protratta così a lungo. Infine, gli effetti collaterali sono stati inferiori con pembrolizumab, con una percentuale di 60,9 rispetto a 90,2 con la chemioterapia, una differenza riscontrata anche per quel che riguarda gli effetti collaterali gravi. I principali effetti avversi riscontrati con pembrolizumab sono stati prurito, nel 19,5% dei pazienti, spossatezza, nel 13,9%, e nausea, nel 10,9%. “Pembrolizumab si è rivelato più efficace della chemioterapia in qualsiasi sotto-popolazione di pazienti, inclusi quelli con metastasi al fegato”, hanno sottolineato i ricercatori. Nel mondo, circa 430mila persone ricevono una diagnosi di cancro della vescica ogni anno, e circa 165mila ne muoiono. Keytruda, questo il nome commerciale del farmaco, è in uso anche contro il melanoma, il cancro del polmone e quello di testa e collo. Il farmaco attualmente è in uso anche per il trattamento del melanoma, del tumore del polmone e del tumore testa-collo. 

 

Fonte: Reuters Health

(Versione italiana per Daily Health News)

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