Takeda, una vocazione per l’home therapy

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La pandemia ha ridotto drasticamente i ricoveri, le visite e gli esami diagnostici, e questa situazione che penalizza ancora di più  le persone con patologie rare, data la loro maggiore fragilità. Si sta rivelando il momento giusto, però , per aumentare l’accesso ai programmi di home-therapy, telemedicina e consegna dei farmaci a domicilio. Questa una delle aree in cui sta investendo Takeda Italia.  Durante i suoi oltre 80 anni nel campo malattie rare, Takeda si è  impegnata per migliorare diagnosi, l’assistenza e il trattamento per i pazienti affetti da malattie rare.

“In questi anni ci siamo resi conto però  che, oltre alle terapie, è  fondamentale fornire a questi pazienti dei programmi di supporto terapeutico innovativi. E questi si sono rivelati particolarmente importanti nel periodo pandemico, che ha allontanato i pazienti dagli ospedali”, osserva Alfonso Gentile, direttore medico di Takeda Italia.  “Già  prima dell’emergenza coronavirus  – sottolinea Gentile – eravamo impegnati in programmi di supporto ai pazienti attraverso la telemedicina, e questi programmi li abbiamo rafforzati negli ultimi mesi, per evitare che pazienti fragili con malattie rare andassero in ospedale o per evitare che, non andandoci, vedessero peggiorare le loro condizioni di salute”.

Rientra in questo sforzo, il progetto Takeda@home, il servizio di consegna farmaci a domicilio che permette ai malati di mieloma multiplo, angioedema ereditario, emofilia e immunodeficienze primitive, di ricevere a casa i trattamenti, evitando a questi pazienti fragili inutili accessi in ospedale.

“Inoltre – conclude Gentile – di recente abbiamo avviato un progetto di teleassistenza con l’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani per seguire pazienti Covid a domicilio attraverso la telemedicina. L’obiettivo è  alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e permettere una gestione più  efficiente del malato”. Il progetto si chiama ’10 per 10′ e vedrà  coinvolti 10 medici di medicina generale, ognuno dei quali gestirà 10 pazienti Covid-19

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