Report: le ricerche online in ambito sanitario sono transgenerazionali

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Il divario tra generazione Z, millennial e boomer non è così ampio se si analizzano le ricerche dei consumatori sulle informazioni sanitarie. A evidenziarlo è il report annuale Media Vitals di CMI Media Group, realizzato negli USA.

Il report si basa su un sondaggio online condotto su duemila consumatori e ha esaminato ciò che desiderano a livello di assistenza sanitaria e cosa si aspettano dalle aziende farmaceutiche. E il risultato è che non bisogna fare affidamento su tesi e convinzioni obsolete, secondo quanto evidenziato da Brian Wagner, vicepresidente per lo sviluppo di CMI.

Uno stereotipo comune, per esempio, vuole che le persone più anziane non siano esperte di digitale, ma, secondo Wagner, la pandemia ha spinto molti boomer a imparare rapidamente, ad esempio per vedere film in streaming o sottoporsi a visite di telemedicina. Quindi, gli esperti di marketing farmaceutico dovrebbero cercare di capire le preferenze di questa popolazione, spiega Wagner.

Secondo il report, poi, i consumatori, indipendentemente dall’età, si fidano di più dei siti web che trattano di medicina rispetto al passato e, in particolare, i siti dei brand hanno la maggior fiducia in tutte le fasce d’età, in particolare tra i millennial, con quasi uno su due che ha citato questi siti come “fonte attendibile”.

La pandemia, inoltre, ha alzato il profilo di agenzie sanitarie come CDC e FDA, anche se lo studio medico resta il principale punto di riferimento per le informazioni su salute per tutte le fasce d’età. Il 42% dei millennial, infatti, di età compresa tra 25 e 40 anni, e il 50% dei baby boomer, tra 57 e 75 anni, ha citato lo studio medico come il punto di riferimento. La posta elettronica, poi, è la seconda scelta per entrambi i gruppi, rispettivamente per il 28% e il 37%.

La vera differenza tra le fasce d’età sta nel fatto che i consumatori più anziani hanno maggiore propensione a seguire i consigli dei medici, il 69% delle persone con più di 75 anni contro il 33% dei giovani tra i 18 e i 24, laddove questi ultimi hanno invece una maggiore probabilità di integrare le informazioni dei medici con ricerche proprie.

Infine, il report ha rilevato che solo il 3% dei boomer cerca informazioni in ambito sanitario sui social media, rispetto al 28% della generazione Z e al 21% dei millennial, ma questo non vuol dire che le aziende farmaceutiche debbano ignorare Twitter e Facebook quando si rivolgono ai consumatori più anziani, come consiglia lo stesso report.

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