Pharma USA: con riforma fiscale riparte il M&A

10 gennaio, 2018 nessun commento


(Reuters Health) – La riforma fiscale di Trump piace alle pharma USA. Secondo i dirigenti di alcune delle maggiori case farmaceutiche, questa riforma – che prevede tagli alle tasse per 1,500 miliardi di dollari in 10 anni – modificherà profondamente le risorse finanziarie a disposizione. L’aliquota dell’imposta sul reddito per le società statunitensi scende infatti al 21% rispetto al precedente 35%. Brent Saunders, CEO di Allergan, si aspetta che la riforma fiscale finisca per consolidare il settore. I nuovi piani delle Pharma probabilmente si concretizzeranno nel corso dei prossimi mesi con un approfondito esame della nuova legge e delle opportunità strategiche che ne deriveranno. Nella prima metà dell’anno ci si aspetta di vedere più offerte in ambito oncologico, come quella annunciata da Celgene Corp che ha acquisito Impact Biomedicines, azienda che sviluppa farmaci antitumorali. Gli affari più grandi e le possibili fusioni probabilmente richiederanno più tempo. “Ho la sensazione, però, che la più grande ondata di fusioni si verificherà nella seconda metà del 2018 o nel 2019″, osserva Saunders. L’industria farmaceutica statunitense era in fase di consolidamento già prima della riforma fiscale. Da anni grandi aziende come MSD, Bristol-Myers Squibb Co e Johnson & Johnson acquistano regolarmente o fanno accordi di licenza con piccole aziende per mantenere la continuità della pipeline di nuovi farmaci. Ma accordi su vasta scala – come l’acquisizione da 41,1 miliardi di dollari di Schering Plough portata a termine da MSD nel 2009, o l’acquisto di Wyeth per 68 miliardi di dollari fatto da Pfizer, sempre nello stesso anno- sono terminati.

Verso una ripresa delle inversion deals?
All’inizio del 2016 l’amministrazione Obama ha introdotto regole che punivano le società per le cosiddette inversion deals, in cui un acquirente con sede negli Stati Uniti poteva acquistare una società più piccola all’estero e trasferire la propria sede aziendale all’estero per beneficiare di aliquote fiscali più basse. Queste norme impedirono a Pfizer l’acquisto di Allergan, che ha sede a Dublino, per una cifra pari a 160 miliardi di dollari. Saunders ha detto che Allergan potrebbe iniziare a valutare le offerte minori nella seconda metà dell’anno, perché l’azienda attualmente si sta concentrando sul taglio dei costi. I commenti di Saunders fanno eco a quelli dei banchieri dell’industria sanitaria, i quali affermano che l’incertezza sulle imposte, il prezzo dei farmaci e gli sforzi repubblicani di abrogare l’Obamacare abbiano raffreddato le attività di fusione nel 2017. Ora che la riforma fiscale è legge, dicono i banchieri, dovrebbe costituire un catalizzatore alle operazioni dei produttori di farmaci, consentendo loro di rimpatriare miliardi di dollari depositati all’estero. Amgen e BMS hanno già annunciato piani per riportare denaro negli Stati Uniti.

Liquidità di ritorno
I dati di Thomson Reuters mostrano che nel 2017 ci sono stati contratti per nel settore bio-farmaceutico per un valore complessivo di 52 miliardi di dollari. Questa cifra è inferiore del 25% circa rispetto ai 212 miliardi di dollari del 2015 e comunque in calo rispetto ai 54 miliardi di dollari del 2016.  Secondo Dominic Caruso, Chief Financial Officer di Johnson & Johnson,una delle ragioni risiede nel fatto che le aziende hanno spesso aperto linee di credito  per concludere accordi a un ragionevole regime di tassazione. Il CEO di Eli Lilly  Dave Ricks, è convinto che il rimpatrio di denaro – Lilly ha 10 miliardi di dollari all’estero – darà maggiore impulso al M&A.

Fonte: Reuters Health News

(Versione italiana per Daily Health Industry)

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