MSD: con Keytruda rischio di morte ridotto del 30 per cento nel carcinoma uroteliale

11 settembre, 2017 nessun commento


Nel 2016 in Italia sono stati stimati 23.940 nuovi casi di carcinoma uroteliale, il tipo più frequente (90%) di tumore della vescica. Keytruda (pembrolizumab) continua a mostrare un miglioramento significativo della sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia, indipendentemente dall’espressione di PD-L1, nel carcinoma uroteliale. È quanto emerge dai dati aggiornati dello studio di fase III KEYNOTE-045, presentati al Congresso ESMO di Madrid. Lo studio ha valutato pembrolizumab rispetto alla chemioterapia di scelta dello sperimentatore (paclitaxel, docetaxel, vinflunina): sono stati inclusi 542 pazienti con carcinoma uroteliale avanzato o metastatico con progressione della malattia durante o dopo chemioterapia contenente platino. A un follow up di 22,5 mesi la sopravvivenza globale mediana era di 10,3 mesi (IC 95%: 8,0 – 12,3) nel braccio con pembrolizumab rispetto a 7,4 mesi (IC 95%: 6,3 – 8,3) in quello con chemioterapia. Nei pazienti trattati con pembrolizumab è stata evidenziata una riduzione del 30% del rischio di morte. Nei pazienti i cui tumori esprimono PD-L1 l’analisi ha mostrato una riduzione del rischio di morte del 42% e una sopravvivenza globale mediana di 8 mesi con pembrolizumab rispetto ai 5,2 mesi con chemioterapia. L’EMA ha recentemente approvato pembrolizumab per il trattamento di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico. In particolare, pembrolizumab è approvato per l’uso in monoterapia per il trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico di pazienti adulti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia contenente platino e di adulti non eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino. MSD attualmente ha il più ampio programma di sviluppo clinico in immuno-oncologia nel carcinoma uroteliale con 99 trials attivi con pembrolizumab sia in monoterapia che in combinazione, inclusi 4 studi registrativi.

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