Merck-Pfizer: nuove evidenze per combo avelumab-axitinib nel RCC

4 Marzo, 2019 nessun commento


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Pubblicati online sul New England Journal of Medicine i risultati di un’analisi ad interim dello studio registrativo JAVELIN Renal 101, condotto da Merck e Pfizer sull’associazione avelumab con axitinib nel trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma renale metastatico.

Il trattamento ha aumentato in modo significativo la sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS, Progression-Free Survival) di oltre cinque mesi, rispetto a sunitinib, indipendentemente dall’espressione del PD-L1 (HR: 0,69 [IC 95%: 0,56-0,84]; avelumab + axitinib: 13,8 mesi [IC 95%: 11,1-NE]; sunitinib: 8,4 mesi [IC 95%: 6,9 -11,1]; p <0,001).

Inoltre, in questa popolazione, il tasso di risposta obiettiva (ORR) è risultato raddoppiato con avelumab in associazione  con axitinib rispetto a sunitinib (51,4% [IC 95%: 46,6-56,1] vs 25,7% [95% CI: 21,7-30,0]).

Lo studio rimane in corso per la valutazione dell’altro endpoint primario, quello della sopravvivenza globale.

“Per i pazienti affetti da carcinoma renale metastatico avanzato, esiste un bisogno significativo di ritardare quanto più possibile l’avanzamento della patologia, bisogno finora non soddisfatto dagli inibitori della tirosin-chinasi”, ha dichiarato Robert J. Motzer, Jack and Dorothy Byrne Chair in Clinical Oncology, Memorial Sloan Kettering Cancer Center, New York e principal investigator dello studio JAVELIN Renal 101.

“L’entità e la consistenza della sopravvivenza mediana libera da progressione e dei tassi di risposta osservati finora nella popolazione dello studio JAVELIN Renal 101, suggeriscono che pazienti con caratteristiche differenti, compresi quelli con prognosi favorevole, potrebbero potenzialmente trarre beneficio da questa specifica associazione.”

Ulteriori dati presentati al Genitourinary Cancers Symposium 2019 rafforzano la consistenza dei risultati PFS e ORR tra i sottogruppi di pazienti, compresi quelli con prognosi favorevole, intermedia e scarsa, nonché quelli con tumori PD-L1 positivi o negativi.

Lo studio di Fase III JAVELIN Renal 101 sta valutando l’associazione di avelumab con axitinib rispetto a sunitinib in 886 pazienti con carcinoma renale metastatico avanzato non trattato in precedenza.

Nel 39% dei pazienti con tumori PD-L1-positivi (≥ 1%), l’associazione tra avelumab e axitinib ha ridotto significativamente il rischio di progressione o morte a causa della patologia, risultato che rappresenta uno degli endpoint primari dello studio (HR: 0,61 [IC 95%: 0,47-0,79], p <0,001; PFS mediana: 13,8 mesi [IC 95%: 11,1-NE] rispetto a 7,2 mesi [IC 95%: 5,7-9,7]).

Nella popolazione globale, che è stata valutata dopo aver raggiunto la significatività statistica per l’endpoint primario, il rischio di progressione è stato ridotto del 31%.

L’ORR confermata nei pazienti con tumori PD-L1-positivi è stata pari al 55,2% (IC 95%: 49,0-61,2) con l’associazione avelumab e axitinib rispetto al 25,5% del sunitinib (IC 95%: 20,6-30,9) .

L’11 febbraio scorso l’Alliance Merck e Pfizer ha annunciato che la FDA ha accettato la Priority Review per la Biologics License Application supplementare per la combinazione di avelumab con axitinib nei pazienti con carinoma renale metastatico avanzato. Alla domanda è stata assegnata, una data di target action, nel mese di giugno 2019.

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