L’UE respinge le accuse di “nazionalismo vaccinale”

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(Reuters) – Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, respinge le accuse di “nazionalismo dei vaccini” mosse contro l’UE sottolineando come l’Unione non abbia mai smesso di esportarli, mentre Gran Bretagna e Stati Uniti vietavano apertamente le esportazioni dei vaccini.

L’UE, in questi giorni, sta ricevendo critiche  dai Paesi membri per l’eccessiva lentezza con la quale viene condotta la campagna vaccinale rispetto proprio a Gran Bretagna e Stati Uniti.

Anche sul piano internazionale l’Unione incassa è sotto i riflettori per aver fornito meno dosi di Cina, Russia e India per la vaccinazione dei Paesi in via di sviluppo e per aver sostenuto la decisione italiana di bloccare l’invio di una spedizione di vaccini in Australia.

Michel, che rappresenta i leader dei 27 Stati membri dell’Unione Europea, ha difeso la strategia applicata dal blocco europeo in un’ampia dichiarazione. Ha detto che senza l’Europa non sarebbe stato possibile sviluppare e produrre diversi vaccini in meno di un anno e che la politica solidale dell’UE ha aiutato i paesi poveri a ottenere le prime dosi. Ha anche preso di mira “l’alta pubblicizzazione” della fornitura dei vaccini fatta da Cina e Russia.

“Non dovremmo lasciarci ingannare da Cina e Russia, entrambi regimi con valori meno forti dei nostri. Organizzano operazioni molto limitate ma le pubblicizzano ampiamente”, ha detto Michel, sottolineando come i due Paesi abbiano vaccinato meno rispetto all’UE. “Il nostro obiettivo” ha ribadito il presidente del Consiglio Europea, è quello di “impedire alle aziende, alle quali abbiamo ordinato e pagato in anticipo le dosi, di esportarle in altri paesi avanzati quando non ci hanno ancora consegnato quanto era stato promesso”.

Fonte: Reuters Health News

(Versione italiana Daily Health Industry)

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