LEO Pharma Italia: quando la dermatologia è millennial

17 novembre, 2016 nessun commento


cioniniUn’azienda che appartiene alla Net Generation, giacché in Italia ha visto la luce nel gennaio 2012. Che pensa “giovane”. Anzi, pensa “digitale”. Social e cloud sono le due parole che sintetizzano la filosofia di LEO Pharma Italia. “Negli ultimi anni – dice Paolo Cionini, General Manager LEO Pharma Italia e Vice President Europe South – i rapporti fra le persone si sono evoluti esprimendosi anche sui canali digital e social come Whatsapp, le e-mail, Skype, Twitter, Facebook. E questo vale anche per i rapporti con i nostri healthcare professionals”.

Dottor Cionini, può fare un primo bilancio di questo percorso?
Il bilancio è senza dubbio positivo: fin dall’apertura di LEO Pharma Italia nel gennaio 2012 abbiamo definito quali dovessero essere le caratteristiche identificative della filiale italiana e tra queste c’era sicuramente l’innovazione in campo digitale come elemento distintivo. Abbiamo per questo lavorato per rendere la nostra azienda competitiva in questo campo, e in grado di poter misurarsi con le grandi multinazionali, che non sempre però sono social o lo sono in misura minore rispetto a noi. LEO Pharma Italia ha espresso la digital disruption con due macro-capitoli: quello più tecnico, che riguarda gli healthcare professionals, ovvero medici, farmacisti e più in generale tutti coloro che operano nell’ambito sanitario e quello più generalista rivolto ai pazienti e a chi vive intorno a loro, in modo da poter fornire informazioni utili a conoscere le patologie cutanee, il cui peso sulla qualità di vita viene spesso sottostimato.

A 5 anni dall’apertura in Italia da cosa è rimasto sorpreso?
Ciò che mi ha sorpreso positivamente è stata la nostra crescita economica e la nostra affermazione nel mercato italiano. A 5 anni dall’apertura in Italia, avvenuta per altro in un periodo di forte instabilità economica, abbiamo raddoppiato il nostro fatturato e investito – fra il 2013 e il 2015 – una cifra quasi pari al totale dei 3 anni di fatturato, ovvero circa 80 milioni di euro. Questo perché crediamo che l’Italia sia un mercato chiave per la crescita globale di LEO Pharma, soprattutto oggi alla luce del nostro nuovo portfolio, arricchito grazie ai prodotti dermatologici di Astellas e alla partnership con Astrazeneca per importanti farmaci biologici per la cura della psoriasi e della dermatite atopica. Infatti, nell’ultimo anno LEO Pharma ha ampliato significativamente il proprio portafoglio di prodotti al punto di poter offrire, nel prossimo futuro, soluzioni terapeutiche per tutti i gradi di severità della psoriasi, delle infezioni cutanee, dell’acne e della dermatite atopica.

Nelle vostre attività digital spaziate dal paziente al professionista della salute. Dal web ai social passando per le applicazioni. Come gestite in azienda la diffusione della cultura digitale?
Cerchiamo di diffondere la cultura digitale a tutto tondo, non tralasciando alcun aspetto d ella nostra comunicazione aziendale che è destinata sia ai pazienti sia ai professionisti della salute. In particolare  abbiamo creato  due portali rivolti ai pazienti, entrambi convalidati dalle principali società scientifiche, www.Qualitycare.it per la psoriasi e www.amalatuapelle.it  per  diverse patologie della cute tra cui i tumori della pelle. L’App Mypso, che è la declinazione di www.Qualitycare.it e può essere scaricata da AppStore e PlayStore, ha  più di 1000 utenti da quando è stata lanciata, a dicembre 2015, ed è paragonabile ad un navigatore satellitare per la psoriasi. Una volta scaricata, l’utente potrà avere un cruscotto sempre aggiornato sull’andamento della malattia e sulle variazioni del suo stato di benessere in funzione a quello che fa. Tiene conto della terapia, della dieta, e dà la possibilità di condividere queste informazioni con il medico curante, che potrà così avere la situazione sempre sottocontrollo, adattando, se necessario, la terapia e fornendo consigli utili per la condizione specifica del paziente. Per i professionisti della salute invece abbiamo messo a disposizione ClouDerma che favorisce e alimenta il dialogo tra gli informatori scientifici del farmaco e i dermatologi.

ClouDerma è da considerarsi una best practice per l’informazione medico-scientifica del futuro?
Il futuro è digitale e, infatti, negli ultimi anni i rapporti fra le persone si sono evoluti esprimendosi anche sui canali digital e social come Whatsapp, le e-mail, Skype, Twitter, Facebook, ecc. Questo vale anche per i rapporti con i nostri healthcare professionals: per questo, abbiamo creato una piattaforma come ClouDerma, piena di contenuti in ambito dermatologico che sono accessibili ai medici grazie al rapporto che hanno con l’informatore. Quando il dermatologo si connette a ClouDerma la prima cosa che vede è il volto dell’informatore. In questo modo il cloud diventa un’estensione del rapporto personale che esiste tra i due. È un servizio ideato in Italia che l’azienda sta esportando anche in altri Paesi nel mondo.

I social media sono l’ultima frontiera della comunicazione digitale e, contrariamente a molte BigPharma, LEO Pharma sembra in grado di cavalcare l’onda del 2.0. Come lavorate sui social?
Cerchiamo da sempre di essere vicini ai nostri pazienti per supportarli nella gestione quotidiana delle loro patologie cutanee, e, proprio per questo, abbiamo deciso di aprire i profili social su Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram, Google+ e YouTube. Questi canali di comunicazione rappresentano uno dei modi più diretti e veloci per fornire informazioni ai pazienti, aumentando la conoscenza delle patologie cutanee con messaggi corretti dal punto di vista scientifico e fornendo buone pratiche per la gestione quotidiana delle malattie della pelle. Tutto ciò in un contesto nel quale il paziente vuole essere sempre più informato e giocare un ruolo attivo nelle decisioni che riguardano la sua salute.

Per chiudere. Cosa cambierà nella comunicazione fra il medico e le aziende farmaceutiche nei prossimi 5-10 anni?
Prevediamo tool diagnostici di facile utilizzo in grado di poter riconoscere tramite fotografie le principali patologie della pelle per poi comunicare, in pochi clic, il parere del dermatologo al paziente. Proprio in quest’ottica, all’inizio del 2015 abbiamo acquisito quote rilevanti di una società olandese, Skinvision, che sviluppa tecnologie diagnostiche in ambito dermatologico.  Tra i tanti progetti spicca un’applicazione per smarphone: la prima in grado, sulla base di una fotografia, di analizzare il neo o una lesione cutanea fornendo un responso preliminare e comunicando al paziente l’eventuale necessità di un approfondimento diagnostico.  In pratica, in un futuro molto ravvicinato si avrà la possibilità di effettuare un check-up preliminare con uno smartphone per poi andare dal dermatologo e approfondire la diagnosi. Tutto ciò in un’ottica di prevenzione e diagnosi precoce: temi più che mai attuali e di primaria importanza nelle agende di politica sanitaria.

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