La politica fiscale di Trump potrebbe stimolare il M&A farmaceutico

6 dicembre, 2016 nessun commento


(Reuters Health) – Il piano del neoeletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per incentivare le aziende statunitensi a rimpatriare i loro denaro potrebbe stimolare una nuova ondata di affari.

Per anni le grandi case farmaceutiche statunitensi hanno puntato ad acquisizioni delle aziende straniere per mettere il loro denaro all’estero, invece di portarlo a casa ad un tasso d’imposta del 35%. Trump ha proposto di consentire il rimpatrio di questo denaro a un tasso d’imposta del 10%, sperando così di incentivare il mercato d’affari negli USA e aumentare i posti di lavoro.

Tuttavia i drugmakers sembrano molto più propensi a spendere questo denaro in acquisizioni che potrebbero rilanciare la loro pipeline con l’acquisizione di start-up o companies più piccole con progetti promettenti piuttosto che rischiare i loro dollari in ricerca e sviluppo.

Secondo alcuni, questa manovra potrebbe anche tradursi in tagli di posti di lavoro, visto che le aziende tendono a eliminare le sovrapposizioni.

“Dovremmo considerare di rimpatriare i contanti? Direi di sì, e quello a cui dovremmo puntare primariamente è di mantenere il più basso costo del capitale possibile”, ha detto il direttore finanziario David Meline di Amgen Inc. agli analisti e investitori. “Poi, certamente, ci sarà da puntare sulla distribuzione di cassa verso opportunità esterne, cercando opportunità strategiche che portino un ritorno ai nostri azionisti”.

La Corporate America aveva 1,3 trilioni di dollari, ovvero il 74% della sua cassa totale, nascosto all’estero nel 2016, secondo Moody Investors Service Inc.

I primi cinque titolari di cassa d’oltremare sono aziende di tecnologia come Apple e Microsoft, ma anche l’industria pharma rappresenta una grossa fetta di quel denaro.

Le cinque società farmaceutiche statunitensi più grandi, vale a dire Pfizer Inc, Merck & Co, Johnson & Johnson, Amgen e Eli Lilly and Co, detengono circa 250 miliardi di dollari in fondi esteri, secondo i dati della U.S. non-profit research and advocacy group Citizens for Tax Justice.

Nel 2014 le aziende hanno cercato pesantemente di spostare i capitali all’estero con acquisizioni, come nel caso del tentativo di Pfizer di procedere con il più grande tentativo di fusione di tutti i tempi con Allergan per 160 miliardi di dollari. Tentativo però bloccato dall’allora presidente Barack Obama.

Le M&A che coinvolgono aziende pharma statunitensi sono state in calo da inizio anno rispetto a quello scorso (90 miliardi vs 270 miliardi di dollari).

Pharma interessate
Secondo quanto sostenuto dai dirigenti di Pfizer, già attivi nel cercare nuovi accordi di fusione e acquisizione, questa manovra stimolerebbe ancora di più il loro “appetito”.

Pfizer potrebbe usare i suoi 70 miliardi rimpatriati per puntare a società grandi come la Bristol-Myers Squibb Co., società da 92 miliardi di capitale che ha alimentato proprio recentemente la volontà di un cambio di gestione, dopo un deludente processo del suo immunoterapico che ha portato le azioni verso il basso di oltre il 25%. Il blockbuster di Bristol-Myers Squibb Opdivo potrebbe completare il piano di Pfizer di diventare un leader nella immunooncologia, hanno fatto sapere i banchieri del settore, senza far trapelare alcuna informazione su un ipotetico accordo in corso.

Un’altra società che potrebbe essere interessata alla manovra è la Incyte Corp, che potrebbe diventare un target interessante per la Gilead Sciences Inc, se potesse riportare a casa i suoi quasi 25 miliardi di dollari attualmente all’estero. La Gilead è, infatti, sotto pressione alla ricerca un nuovo blockbuster dopo il calo delle vendite del suo farmaco contro l’epatite C e dopo il fallimento di studi clinici su un farmaco oncologico concorrente di Jakafi della Incyte.

Al di là di produttori di farmaci oncologici, anche altre società biotech potrebbero attirare l’interesse di acquisizione come l’Acadia Pharmaceuticals Inc, che ha trattamenti promettenti per i disturbi quali psicosi e la malattia di Alzheimer.

Carl O’Donnell

(Versione Italiana per Daily Health News)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

*