Filgotinib, Avaltroni (Galapagos): “Entusiasti dell’ampiezza dei dati raggiunti”

Filgotinib, Avaltroni (Galapagos): “Entusiasti dell’ampiezza dei dati raggiunti”
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In occasione del congresso di reumatologia European League Against Rheumatism – EULAR 2020 sono stati presentati i risultati di due studi clinici di fase III e II sul profilo di sicurezza e prolungata efficacia a 52 settimane di filgotinib per il trattamento dell’artrite reumatoide. L’analisi di sicurezza integrata dei due programmi FINCH (fase III) e di DARWIN (fase II) ha infatti evidenziato il profilo di sicurezza a lungo termine del farmaco prodotto da Galapagos NV e Gilead Sciences. Abbiamo approfondito questi aspetti con Alberto Avaltroni, GM di Galapagos.

Dott. Avaltroni, come possiamo commentare questi risultati? Possiamo parlare di una possibile nuova arma terapeutica a disposizione di clinici e pazienti?
Siamo entusiasti dell’ampiezza dei dati che abbiamo presentato all’EULAR e siamo particolarmente incoraggiati dai dati di 52 settimane del programma FINCH di fase 3, che dimostrano l’efficacia durevole e il profilo di sicurezza costante di filgotinib tra le popolazioni di pazienti con artrite reumatoide (AR). Molte persone con artrite reumatoide faticano ad affrontare i sintomi incontrollati di questa malattia, che compromettono la qualità della loro vita: il programma FINCH, invece, ha dimostrato risposte coerenti e profonde all’efficacia, anche tra le popolazioni di pazienti più difficili da trattare – quelle con una risposta inadeguata ai precedenti DMARD biologici – supportando il ruolo di JAK1 nella patogenesi della malattia di RA.

Questo per noi è molto importante poiché nell’Artrite Reumatoide, i medici e i pazienti considerano attentamente sia l’efficacia a lungo termine che la sicurezza a lungo termine nella scelta della terapia e questa analisi di sicurezza integrata, che raggruppa i dati di sette studi clinici dei programmi FINCH Fase 3 e DARWIN Fase 2, ha dimostrato un profilo di sicurezza costante con il trattamento con filgotinib.

Lo sviluppo e la commercializzazione di filgotinib nascono dalla collaborazione tra Galapagos NV e Gilead Sciences. Quali risultati vi siete prefissati di raggiungere? Cosa rappresentano per la ricerca clinica questo tipo di collaborazioni?
Galapagos NV e Gilead hanno attivato una collaborazione per sviluppare e commercializzare in tutto il mondo il filgotinib nell’artrite reumatoide e in altre indicazioni nell’area dell’infiammazione. Le due aziende hanno inoltre attivato una serie di studi clinici per filgotinib nelle malattie infiammatorie, compresi il programma di fase III FINCH nell’artrite reumatoide, lo studio clinico di fase III SELECTION nella colite ulcerosa, lo studio clinico di fase III DIVERSITY nella malattia di Crohn, gli studi di fase III PENGUIN nell’artrite psoriasica, così come studi di fase II nell’uveite e nelle malattie dell’intestino tenue e nella fistolizzazione della malattia di Crohn.

Per il futuro prevediamo di lavorare sinergicamente per raggiungere nuovi traguardi in ambito biotecnologico e per ottimizzare il potenziale globale dei nostri prodotti, a partire dall’area delle malattie infiammatorie croniche. Questa tipologia di collaborazioni permette l’integrazione di competenze e infrastrutture che risponde alla sempre maggiore necessità di innovazione ed efficacia nel campo della ricerca clinica e riflette a tutto tondo la volontà di entrambe le aziende di crescere attraverso una partnerhsip che sia creativa di opportunità di business e di sviluppo a tutto tondo.

Da poco più di un mese, Lei è alla guida della filiale di Galapagos in Italia. Cosa si aspetta da questo nuovo percorso?
Gli obiettivi primari sui quali ho intenzione di concentrare i miei sforzi come VP Contry Head in Italia sono quelli di costruire la filiale italiana su basi solide e quello di preparare e supportare il lancio del nostro primo farmaco per il trattamento dell’artrite reumatoide. Mi piacerebbe inoltre che come azienda potessimo contribuire anche ad una migliore organizzazione del sistema territoriale, in quanto primo presidio a tutela della salute dei pazienti, anche con interventi di trasformazione digitale della sanità: la mia idea è di poter favorire un’ottimizzazione che possa realizzarsi in tutte le fasi assistenziali, compresa quella del follow up. Per questa fase è importante rivedere e potenziare la collaborazione specialista/medico di medicina generale, impostare un metodo strutturato e un approccio sistematico per garantire ai pazienti da un lato un soddisfacente outcome clinico in termini di efficacia delle terapie, dall’altro una maggior possibilità di re-inserimento nel tessuto sociale.

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