Farmaci: quale politica di pricing per i checkpoint inhibitors?

4 aprile, 2017 un commento


(Reuters Health) – I nuovi farmaci immunoterapici stanno migliorando le probabilità di sopravvivenza dal cancro, ma i costi dei trattamenti sono molto alti e possono raggiungere i 250.000 dollari all’anno. Il successo di questa classe di farmaci oncologici è il risultato delle intuizioni e dell’impegno di pharma come Bristol-Myers Squibb, MSD e Roche, solo per citarne alcune. Secondo Quintiles IMS il portafoglio dei candidati  si è ampliato del 63% tra il 2005 e il 2015 e un buon numero di essi sta raggiungendo il mercato. Un altro dato: secondo GlobalData il mercato globale per le sole immunoterapie del cancro è destinato a raggiungere i 75,8 miliardi di dollari entro il 2022. Nel 2015 generava guadagni per 16,9 miliardi di dollari. Quella dei prezzi dei farmaci è stata una delle questioni-chiave sulla quale ha fatto perno buona parte della campagna elettorale di Donald Trump. “La concorrenza è fondamentale per abbassare i prezzi dei farmaci,” ha detto Trump,una volta diventato presidente, ai dirigenti farmaceutici in una riunione nella stanza Ovale lo scorso gennaio. Deputati e senatori di entrambi gli schieramenti politici, hanno proposto soluzioni che vanno dalla negoziazione dei prezzi all’approvazione rapida di nuovi farmaci, invocando quasi unanimemente una maggiore concorrenza tra le case farmaceutiche. Ma questo discorso non sembra riguardare i farmaci checkpoint inhibitors che funzionano attraverso il rilascio di un freno molecolare, permettendo al sistema immunitario di riconoscere e attaccare le cellule tumorali allo stesso modo in cui combatte le infezioni causate da batteri o virus. Per i tumori come il melanoma, questi trattamenti possono significare la sopravvivenza a lungo termine in circa 20 % dei pazienti. Tra questi vanno ricordati Yervoy (ipilimumab) di BMS, approvato nel 2011, Opdivo (nivolumab), sempre di di BMS, Keytruda (pembrolizumab) di MSD, Tecentriq (atezolizumab) di Roche e Bavencio (avelumab) di Pfizer e Merck.

Prezzi e volumi di vendita
I checkpoint inhibitors attuali hanno ciascuno un prezzo di listino vicino ai 150.000 dollari all’anno. Una combinazione di Yervoy e Opdivo, approvato dalla Food and Drug Administration per il melanoma avanzato o inoperabile, ha un costo di 256.000 dollari l’anno per i pazienti che rispondono al trattamento. L’industria farmaceutica sostiene che la discussione dei prezzi dei farmaci deve tener conto del maggiore investimento richiesto per l’innovazione e la scoperta di nuovi prodotti salvavita. È questo il pricing power, una strategia adottata da quasi tutte le aziende. Secondo Quintiles IMS, questa tattica ha permesso un contenimento  dell’aumento complessivo della spesa per farmaci per il diabete pari all’8% nel 2015, a fronte di un incremento del 30% dei fatturati. Tutte le crescite dei prezzi fatturati per l’insulina sono stati compensati da riduzioni di prezzo. Ma nell’area oncologica questa strategia non sembra destinata a produrre gli stessi effetti benefici.  Sempre secondo Quintiles IMS, la crescita dei prezzi per i farmaci oncologici è stata in media del 4,8% nel 2015, a fronte di incassi cresciuti solo del 6,4%. “I farmaci contro il cancro non competono sul prezzo”, dice Aaron Kesselheim, ricercatore presso la Harvard Medical School e autore di diversi studi sui prezzi dei farmaci. “Le aziende farmaceutiche hanno l’esclusiva di mercato e abbiamo bisogno di contribuenti per coprire i costi di questi farmaci”.

Fonte: Reuters Health News

(Versione italiana per Daily Health Industry)

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One comment on “Farmaci: quale politica di pricing per i checkpoint inhibitors?
  1. Luca ha detto:

    Salve,
    complimenti per l’articolo, molto interessante.
    Segnalo che Bavencio ( Avelumab) è frutto di una alliance tra Merck KGaA e Pfizer
    LB

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