ESMO 2019/Roche, dallo studio BFAST grande risposta ad alecitinib

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Lo studio BFAST, presentato al meeting annuale dell’European Society of Medical Oncology di Barcellona da Shirish Gadgeel, dell’Università del Michigan di Ann Arbor, ha evidenziato che l’87,4% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule e con traslocazione del gene ALK (NSCLC ALK+) ha risposto alla terapia con alecitinib.

Questi pazienti sono stati selezionati a ricevere la terapia attraverso FoundationOne, un test del sangue che consente di determinare sul DNA tumorale circolante quattro classi di alterazioni genetiche, tra cui appunto ALK, e l’instabilità dei microsatelliti.

La percentuale raggiunto in linea con i tassi di risposta oggettiva (ORR) ottenuti quando la valutazione dello stato di ALK è stata fatta su tessuto prelevato con una biopsia classica.

“Nel caso dei pazienti con NSCLC ALK+, una diagnosi precisa può fare la differenza perché le persone che soffrono di questo tipo di cancro possono oggi beneficiare di farmaci a bersaglio molecolare molto efficaci”, sottolinea Silvia Novello, dell’Università di Torino e responsabile del SSD Oncologia Polmonare all’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano.

E il risultato è ancora più interessante se si tiene conto delle disparità che ci sono in Italia nell’accesso agli esami specifici che consentono di individuare i pazienti adatti a ricevere determinate terapie. Secondo l’oncologa, infatti, “il 50% dei centri in Italia lavora sull’istologia, ma uno su due lavora ancora sulla citologia. Anche per questo è importante sviluppare tecnologie che facilitino e velocizzino il lavoro degli oncologi quando scelgono la migliore terapie per i loro pazienti”.

“Procurarsi il tessuto neoplastico per eseguire i test dei biomarcatori può essere complesso in molti pazienti oncologici e, di conseguenza alcuni di loro potrebbero non ricevere una diagnosi precisa della malattia”, conclude Sandra Horning, MD, Chief Medical Officer di Roche e Head of Global Product Development. “BFAST è uno studio innovativo in quanto ha dimostrato che analizzando il DNA tumorale con metodiche di Next Generation Sequencing su un semplice prelievo di sangue, è possibile identificare la mutazione del gene ALK e impostare il trattamento più appropriato per quel paziente”.

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