Epatite C: Zepatier (MSD) sempre più efficace e tollerabile

15 novembre, 2016 nessun commento


MSD ha annunciato, in occasione del meeting annuale dell’American Association for the Study of Liver Disease, AASLD, nuovi dati clinici sul profilo di efficacia, tollerabilità e sicurezza di Zepatier (elbasvir/grazoprevir), l’antivirale ad azione diretta già approvato in USA, Canada e in Europa per il trattamento dell’HCV nei pazienti adulti con patologia di genotipo 1 o 4. Tra gli studi presentati, emerge l’analisi retrospettiva integrata (Abstract #874) condotta su 11 studi di fase II e III che fanno parte del percorso di sviluppo clinico del farmaco. Tale analisi mira a valutare il profilo di efficacia della combinazione elbasvir/grazoprevir nei pazienti con epatite C cronica di genotipo 1b, il più diffuso in Italia. L’analisi raccoglie i dati di 1.070 pazienti (cirrotici e non, coinfetti e non, naive e già trattati con interferone, ribavirina o un inibitore della proteasi NS3/4A) che hanno assunto il farmaco per 12 settimane raggiungendo un tasso di risposta virologica sostenuta (SVR) media del 97%, che ha raggiunto il 99% nei pazienti con cirrosi compensata.

Lo studio farmaco-economico
Uno studio condotto nel 2016 dalle Università di Palermo e Tor Vergata di Roma   (Marcellusi et al.) stima – tra costi diretti e costi indiretti assorbiti dalle patologie HCV-correlate per il Servizio Sanitario Nazionale e per la società italiana – un impatto medio annuo pari a 1,05 miliardi di euro, di cui il 61,4% imputabile a costi indiretti (riduzione della produttività) e il restante 38,6% a costi diretti (cure e assistenza). Su circa 300.mila pazienti diagnosticati, si stimano circa 150.mila soggetti eleggibili al trattamento con i farmaci innovativi. Ampliare i criteri di eleggibilità al trattamento con questi ultimi, a fronte di un maggiore impegno iniziale in termini di risorse, contribuirebbe nel medio-lungo termine ad ammortizzare i costi per il Servizio Sanitario Nazionale dovuti alla natura cronica dell’epatite C. “Abbiamo simulato uno scenario entro un orizzonte temporale di 5-10 anni mettendo a confronto gli attuali criteri restrittivi con una diversa strategia che prevede un allargamento dei criteri a pazienti con epatite cronica e fibrosi F2 – spiega Calogero Cammà, Professore Ordinario di Gastroenterologia e Direttore della Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia dell’Università degli Studi di Palermo – le principali evidenze emerse sono tre: la quantità di anni di vita salvati è risultata essere maggiore allargando i criteri, si “produce” cioè più salute, che è certamente il primo e più importante obiettivo; trattare un maggior numero di pazienti richiede oggi maggiori risorse, ma c’è un ritorno economico, perché si riducono i costi diretti (ricoveri, trattamenti, complicanze, personale sanitario, etc); allargando i criteri non solo si abbattono questi ultimi ma si riducono in maniera sostanziale anche i costi indiretti, legati alla riduzione della produttività”.

 

 

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