Eli Lilly, barra dritta sull’oncologia

14 Gennaio, 2019 nessun commento


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(Reuters Health)– Eli Lilly continua la caccia ai farmaci antitumorali anche dopo l’acquisto, per 8 miliardi di dollari, di Loxo Oncology.

In stand by, almeno per il momento, le terapie Car-t e la terapia genica per le malattie rare.

Lo ha annunciato il CEO Dave Ricks.”I dati della terapia CAR-T sono sorprendenti, ma nella pratica non raggiungono molte persone”, ha commentato il top manager.

L’acquisizione di Loxo Oncology permette alla big pharma americana di ampliare notevolmente la pipeline dell’oncologia.

Una scelta strategica, quella di puntare forte sull’oncologia, che poteva già essere letta nel merger di novembre con Armo BioSciences per 1,6 miliardi di dollari, con il quale Eli Lilly ha messo gli scarponi sul terreno incandescente dell’immuno-oncologia.

Ricks ha riconosciuto che la sua azienda è “in ritardo” nel settore in rapida crescita e redditizio dei nuovi farmaci antitumorali.

Rivali come MSD e BMS dominano il mercato delle immunoterapie Anche Roche e AstraZeneca stanno lavorando molto bene in questo settore.

Lilly, comunque, non abbandona il filone della ricerca interna.

Oltre che sulle terapie CAR-T, l’azienda è anche prudente nei confronti dela terapia genica, che mira a curare una serie di gravi condizioni colpendo il gene responsabile.

Novartis ha fatto una scommessa da 8,7 miliardi di dollari sulla terapia genica l’anno scorso con l’acquisizione di AveXis. “I difetti di modifica del gene singolo ti portano a condizioni piuttosto rare, che non sono la nostra area di interesse”, ha detto Ricks.

Le altre aree di interesse dell’azienda sono il diabete, le neuroscienze e l’immunologia. A dicembre, ha alzato le sue previsioni finanziarie per il 2019, a causa di un’accresciuta domanda di nuovi farmaci, tra cui quelli per il diabete Trulicity e per la psoriasi Taltz.

“Non abbiamo bisogno di nuove aree per crescere – conclude Ricks – Pensiamo che queste siano le aree della scienza in grado di fornire la più grande innovazione”.

Fonte: Reuters Health News
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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