Big Pharma e biotech, il valzer delle poltrone

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Nel continuo scambio di dirigenti tra le aziende dei settori farmaceutico e biotech una cosa sembra essere certa: mentre da un lato i top manager, soprattutto quelli che provengono dal mondo della ricerca, si rifugiano nelle acque più calme delle piccole startup biotech, le Big Pharma puntano a nuovi volti, provenienti anche da enti regolatori come la FDA, per rinnovarsi nel settore di Ricerca e Sviluppo.

È un trend che interessa grandi pharma come Sanofi, AstraZeneca, Roche, Gilead, Novartis, Amgen e GlaxoSmithKline.

AstraZeneca e la sua unità che si occupa di terapie biologiche MedImmune, per esempio, hanno vissuto molti cambiamenti. Ad aprile Lisa Anson, responsabile del gruppo commerciale inglese ABPI ed ex presidente di AstraZeneca del Regno Unito, è diventata il nuovo CEO della biotech Redx, impegnata nei settori di cancro e fibrosi.

Al suo posto è arrivato, direttamente dalla FDA, Badrul Chowdhury, che ha assunto le cariche di vicepresidente senior per la ricerca e sviluppo di MedImmune, e capo della unità di sviluppo precoce di medicine innovative focalizzate su malattie respiratorie, infiammatorie e autoimmuni.

E sempre dalla FDA AstraZeneca ha preso Sarah Pope Miksinski, ex direttore ad interim del CDER, il Center for Drug Evaluation and Research, e Geoffrey Kim, direttore della divisione oncologia del centro.

Miksinski è diventata, a febbraio, direttore dei Global Regulator Affairs di AstraZeneca, mentre Kim è stato nominato a luglio vice presidente dell’oncologia e responsabile delle collaborazioni strategiche oncologiche.

Di contro l’azienda inglese ha anche perso dirigenti importanti, come Robert Iannone, che è passato a Immunomedics dove è diventato capo di R&S e CMO, lasciandosi alle spalle il lavoro nell’immuno-oncologia che ha avuto come punto di arrivo il farmaco Imfinzi.

Altri cambiamenti importanti si sono registrati in Sanofi, dove Elias Zerhouni, che è andato in pensione a giugno dopo nove anni, è stato sostituito da John Reed, ex capo dell’unità di ricerca farmaceutica e sviluppo precoce (pRED) di Roche.

Da Sanofi, in primavera, è andato via anche Philip Just Larsen, ex capo della ricerca sul diabete, che è passato a Grünenthal come nuovo CSO.

Roche/Genentech ha annunciato il ritiro della veterana decennale Sandra Horning, che alla fine dell’anno lascerà il suo ruolo di direttore medico e verrà sostituita da Levi Garraway, di Eli Lilly.

GSK ha invece preso da Roche Kevin Sin, che nella divisione Genentech dell’azienda svizzeraera vicepresidente e responsabile globale dello sviluppo del business dell’oncologia.

Questo avviene a cinque mesi da quando un altro veterano di Roche, Hal Barron, è diventato il nuovo CSO e capo della ricerca in GSK. L’azienda inglese, di contro, ha visto lasciare Patrick Vallance, diventato consigliere scientifico del governo britannico.

In Novartis, invece, come CMO è arrivato da Amgen John Tsai, che aveva avuto in precedenza una carriera di 18 anni tra Pfizer e Bristol-Myers Squibb.

L’ex CMO di Kite Pharma, David Chang, dovrebbe diventare quest’anno CEO di Allogene Therapeutics, sulla quale ha puntato Pfizer con un finanziamento sull’attività nel settore delle CAR-T.

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