Salute e sanità devono essere una priorità per il Governo. Sempre più italiani la pensano così

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Per gli italiani nell’agenda della politica gli investimenti in salute devono essere messi al primo posto, persino davanti a lavoro e costi per l’energia. E sono sempre di più quelli che la pensano così, in due anni le percentuali sono cresciute: i cittadini che puntano con decisione sulla salute sono passati dal 52% al 69%. Ma non solo, quasi 9 Italiani su 10 ritengono che la sanità pubblica rappresenti una priorità strategica per il Paese e che sia necessario un aumento del suo finanziamento.

A intercettare la percezione degli Italiani sulle priorità pubbliche è l’indagine Ipsos presentata Il a Roma nel corso della sesta edizione di “Inventing for Life Health Summit” organizzato da MSD Italia e dedicato al tema “Investing for Life: la salute conta!”.

Una kermesse che ha puntato i riflettori sui cambiamenti in corso nella percezione degli Italiani anche alla luce dell’esperienza del Covid e delle cronache di difficoltà quotidiana dell’assistenza sanitaria. Obiettivi cercare di capire in che misura le Istituzioni sono pronte a tradurre in iniziative concrete la domanda di salute che arriva dai cittadini; ed amche come assicurare alla filiera industriale delle Life Sciences – determinante per la crescita economica del Paese, la salute e la qualità di vita dei cittadini – l’humus istituzionale, legislativo, economico-finanziario necessario all’innovazione.

Dall’indagine è infatti emerso un alto riconoscimento dello sforzo di R&S messo in campo dalle aziende farmaceutiche: quasi 7 Italiani su 10 ritengono che il settore farmaceutico possa rappresentare uno stimolo per la ripresa dell’economia italiana e il 73% della popolazione ritiene che lo Stato debba investire di più nell’assistenza farmaceutica pubblica. Quasi 8 Italiani su 10 sono convinti che i vaccini salvino le vite e sostengono che essi siano importanti per proteggere anche chi non può vaccinarsi. Nettamente in maggioranza la quota di italiani favorevole a un maggior coinvolgimento delle farmacie nelle vaccinazioni (78%).

“Investire nella Sanità – ha affermato Nicoletta Luppi, Presidente e Ad di MSD Italia – produce, per definizione, un impatto positivo sulla salute di cittadini e pazienti; ma tante sono le esternalità positive generate, sia in termini di effetti sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile che di crescita economica e sociale del Paese. La Salute – prosegue Nicoletta Luppi – ha bisogno di investimenti e di innovazione; ma l’innovazione ha bisogno di un ecosistema attrattivo. Riconosciamo al nuovo Governo di aver previsto, con l’ultima Legge di Bilancio, un significativo aumento delle risorse destinate alla Sanità pubblica e un ulteriore ribilanciamento dei tetti di spesa farmaceutica pubblica, ma i problemi non sono stati risolti.

In quanto parte attiva e di valore dell’ecosistema della salute, vogliamo essere portatori di proposte responsabili, lavorando insieme per un futuro di salute in cui nessuno resti indietro. In particolare, chiediamo che la Salute sia mantenuta in cima all’agenda politica e istituzionale sia a livello europeo (guidando la Revisione Farmaceutica all’insegna del progresso) che nazionale (aumentando progressivamente le risorse destinate al SSN). Auspichiamo, inoltre, l’adozione di una strategia italiana per le Life Sciences, in grado di posizionare la ricerca e la filiera industriale sugli standard internazionali più avanzati, rendendo il Paese ancor più attrattivo nei confronti degli investimenti esteri”.

“E pensiamo – ha concluso Nicoletta Luppi – che sia necessaria la definizione di una nuova governance per il settore farmaceutico: un nuovo modello di finanziamento della spesa farmaceutica pubblica che premi e incentivi l’innovazione (grazie anche all’inclusione dei farmaci con innovatività condizionata all’interno del capiente Fondo per i Farmaci Innovativi) e che riconosca nella spesa sanitaria un asset strategico per il Paese, rivedendo, di conseguenza, i criteri di contabilizzazione almeno di una sua quota – quella destinata all’immunizzazione – come spesa in conto capitale e non corrente”.

Secondo i dati della ricerca Ipsos presentata dal Presidente Nando Pagnoncelli, come abbiamo visto, nel giro di due anni, è aumentata dal 52% al 69% la quota di italiani che indicano salute e sanità come le priorità assolute su cui il Governo dovrebbe investire, davanti al lavoro e ai costi dell’energia. In particolare, andrebbero privilegiati Pronto Soccorso, Assistenza Ospedaliera e Prevenzione. Diminuisce invece la quota di italiani che ritiene utili la telemedicina, la trasformazione digitale e l’intelligenza artificiale nel campo sanitario (da 79% a 68%). Un dato questo che fa pensare come le incognite sull’Intelligenza Artificiale abbiano forse contribuito a raffreddare gli entusiasmi per la trasformazione digitale, che viene comunque ritenuta utile dal 68% degli italiani (contro il 79% del 2021).

“Salute e sanità restano la prima priorità per il Governo nelle attese dell’opinione pubblica italiana – ha osservato Nando Pagnoncelli – le razionalizzazioni che investono la sanità pubblica, amplificate dalle notizie di cronaca sulla pressione cui sono sottoposti gli operatori sanitari rinforzano l’urgenza di azione attesa sui servizi e l’assistenza ospedaliera, soprattutto di primo soccorso. Una menzione particolare meritano le opinioni che abbiamo raccolto sulla digitalizzazione della sanità, elemento centrale della Missione 6 del Pnrr: la rapidità dell’evoluzione degli strumenti digitali, pensiamo all’AI generativa, sta generando sentimenti conflittuali nell’opinione pubblica, con ansie e aspettative. Il timore della perdita dell’indispensabile contatto umano si compensa con l’attesa di efficientamento nei processi e di progressi nella precisione e rapidità delle diagnosi. Resta elevato e stabile il riconoscimento di ruolo all’industria farmaceutica e robusta è anche la convinzione che essa sia fattore di potenziale stimolo alla crescita economica del paese”.

La Sanità come priorità strategica da sostenere con adeguati finanziamenti. Dall’Indagine è emerso che quasi 9 Italiani su 10 ritengono che la sanità pubblica rappresenti una priorità strategica per il Paese e che sia necessario un aumento del suo finanziamento.

Ma quali sono le risposte della politica e delle istituzioni a questa richiesta?

“Il Governo Meloni – ha dichiarato l’On. Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato alla Salute – ha da subito dimostrato una grande attenzione nei confronti del nostro Servizio Sanitario Nazionale e nella sanità pubblica in generale: lo dimostra l’incremento del Fondo Sanitario Nazionale che quest’anno ha raggiunto la cifra di 134 mld di euro e che vede solo nel prossimo triennio un aumento di 11 miliardi. Riconosciamo l’esigenza di apportare cambiamenti agli attuali modelli organizzativi in alcuni settori, come, ad esempio, quello farmaceutico, per il quale, con la Legge di Bilancio 2024, abbiamo reso più efficiente il modello di governance della spesa. Siamo consapevoli della necessità di adottare politiche più efficaci per rendere più sostenibile il SSN, a beneficio dei nostri cittadini. Ben vengano occasioni di confronto come quella di oggi, che testimoniano come il settore delle Life Sciences sia sempre più al centro dell’agenda politica, economica e sanitaria dell’Esecutivo”.

“I risultati del sondaggio sono impressionanti e confermano gran parte delle nostre preoccupazioni – ha dichiarato il Sen. Antonio Misiani Vicepresidente 5° Commissione Bilancio, Senato della Repubblica. La sanità è di gran lunga il tema più sentito dall’opinione pubblica e cresce la consapevolezza del sottofinanziamento del sistema rispetto al resto d’Europa e della necessità di accrescere la dotazione di risorse destinate al SSN, riducendo le liste di attesa e rafforzando l’assistenza territoriale e ospedaliera. Come PD continueremo ad impegnarci in questa direzione. Bisogna fare molto di più per la sanità: si tratta di un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione”.

Un contributo determinante per l’innovazione e la crescita, non solo della Sanità ma di tutto il sistema-paese, è legato allo sforzo di Ricerca&Sviluppo messo in campo dalle aziende farmaceutiche. Quasi 7 Italiani su 10 ritengono che il settore farmaceutico possa rappresentare uno stimolo per la ripresa dell’economia italiana e il 73% della popolazione ritiene che lo Stato debba investire di più nell’assistenza farmaceutica pubblica. Ma occorre valutare in una nuova prospettiva la spesa sanitaria e quella farmaceutica in particolare, finanziando e usando al meglio risorse come il Fondo per i farmaci innovativi e considerando parte almeno di questa spesa – ad esempio, quella per i vaccini – come investimento e non solo costo, alla luce del ritorno che può dare per la salute della comunità.

Quasi 8 Italiani su 10 sono convinti che i vaccini salvino le vite e sostengono che essi siano importanti per proteggere anche chi non può vaccinarsi. Nettamente in maggioranza la quota di italiani favorevole a un maggior coinvolgimento delle farmacie nelle vaccinazioni (78%) perché considerate più accessibili rispetto agli ospedali o ai centri medici e per consentire una riduzione del carico di lavoro sugli ospedali.

“Dobbiamo superare le attuali criticità e rendere più equa l’accessibilità e la sostenibilità, anche dal punto di vista economico, delle nuove terapie disponibili, come i farmaci e i vaccini innovativi – ha affermato Simona Loizzo XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati. Queste scoperte scientifiche – e penso ad esempio a quelle oncologiche – rappresentano per molti pazienti una vera e propria speranza di vita. Eventi come questo rappresentano una grande opportunità di confronto e collaborazione affinché tutta l’innovazione possa essere messa a disposizione dei cittadini”.

“L’investimento in sanità risulta non solo urgente e necessario, ma anche una leva di sviluppo per il Paese, senza la quale l’Italia è destinata al declino. Senza di esso non saremo in grado di far fronte alle sfide che il Paese dovrà affrontare in futuro, anche a causa della transizione demografica, e inoltre non saremo in grado di rispondere ad un diritto costituzionalmente garantito, che è il diritto alla salute – ha affermato Elena Bonetti XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati. Per questo è necessario un piano di profondo rinnovamento dell’impianto del sistema sanitario, che veda un investimento significativo nella formazione e nel reclutamento di nuovo personale, ma anche in un’organizzazione del sistema differente che permetta di eliminare completamente le liste d’attesa. Senza un investimento significativo di questa natura si verrà meno ad un’asse fondamentale che è quella della prevenzione e della diagnosi tempestiva delle patologie. Accanto a questo si devono strutturare percorsi di presa in carico continuativa delle patologie croniche che, sempre di più, interesseranno la popolazione che invecchia. Per fare questo la politica deve smetterla con la retorica e decidere di allearsi per poter dare risposta significativa: fare scelte politiche e quindi dare una priorità di investimento sul sistema sanitario nazionale. Accanto a questo però l’intero sistema Paese è chiamato a contribuire, in particolare il mondo delle imprese come luoghi di formazione ad una cultura della prevenzione della salute ma anche per costruire, insieme alle istituzioni e al sistema sanitario, percorsi di promozione della salute e di tutela della stessa anche nel mondo del lavoro”.

“Investire in Salute significa essere capaci di trasformare in meglio la vita dei Pazienti – ha dichiarato il Sen. Guido Quintino Liris 5° Commissione Bilancio, Senato della Repubblica. Le recenti scoperte tecnologiche, come i farmaci e i vaccini innovativi, sono in grado di far fronte alle nuove sfide in ambito sanitario con evidenti vantaggi anche sulla stabilità economica di un Paese. Sicuramente il legislatore può agire, nel campo delle regole di contabilizzazione pubblica, per far sì che alcune spese sanitarie, e penso ad esempio alle spese per la prevenzione vaccinale, vengano considerate nella loro componente di investimento”.

“La filiera industriale delle Scienze della Vita rappresenta un settore altamente strategico per l’Italia grazie a elevati moltiplicatori dell’attività economica e di impatto sociale, una forte propensione agli investimenti in ricerca e in produzione, al capitale umano di qualità. Se si considera che a livello globale ogni anno il settore investe più di 200 miliardi di dollari e l’Italia ne intercetta meno dell’1% appare evidente che dobbiamo porci l’obiettivo di attrarre il maggior ammontare possibile di investimenti, ha affermato Valerio De Molli, Ceo & Managing Partner di The European House – Ambrosetti. Per aumentare la nostra attrattività, ed essere più competitivi nella competizione globale, è necessario agire con un portafoglio integrato di interventi e politiche, in grado di fronteggiare le sfide del sistema-Paese nel suo complesso a partire dal rafforzamento del SSN, da una nuova strategia per il settore farmaceutico e dall’elaborazione di un vero e proprio Piano nazionale delle Life Sciences. Dobbiamo agire rapidamente per non perdere terreno nei confronti de principali Paesi europei nostri competitor che hanno adottato strategie chiare e Piani di settore orientati a sostenere e incentivare l’industria, premiando sempre più la ricerca e l’innovazione”.

La crescita degli investimenti potrà contribuire anche a dare maggiore attenzione ai bisogni dei pazienti nel percorso diagnostico-assistenziale: più di 8 italiani su 10 sono convinti che i pazienti debbano essere attivamente coinvolti nei processi decisionali di cura, e il 67% giudica positivamente il ruolo svolto dalle Associazioni a favore dei pazienti.

“Per le associazioni pazienti è di fondamentale importanza investire ed ottimizzare le risorse per gli screening e per le cure oncologiche come richiesto dalla Mission on Cancer e dall’Europe’s Beating Cancer Plan che pongono come obiettivo di salvare milioni di vite umane: Prevent what is preventable – ha affermato Elisabetta Iannelli Segretario Generale Favo – l’Italia deve investire per raggiungere l’obiettivo posto dall’UE di garantire che il 90% della popolazione acceda agli screening oncologici ed alla vaccinazione da papilloma virus. È necessario investire nel digitale anche per facilitare l’accesso agli screening e aumentarne l’adesione anche mediante incentivi come quelli di recente previsti dalla Regione Lombardia. È essenziale investire nella genomica per una medicina sempre più personalizzata anche riguardo agli screening che potranno essere finalizzati ancor più a diagnosticare malattie il cui rischio sarà individuato dai test genomici. Ridurre il carico delle malattie prevenibili e diagnosticabili precocemente, è un investimento fruttuoso per la Sanità e per il Welfare State e significa anche ridurre il carico di dolore e la tossicità finanziaria che il tumore ed i trattamenti antitumorali comportano per il malato e per la sua famiglia”.

Il tema degli investimenti in ricerca e sviluppo va inquadrato nello scenario che vede l’Europa impegnate ad attrarre risorse per i settori a maggiore potenziale, come quello delle Life Sciences

“L’Europa sta perdendo terreno rispetto ai suoi concorrenti globali – ha dichiarato Louise Houson, Presidente Core Europe & Canada Region di MSD. Negli ultimi 20 anni, la quota degli investimenti in Europa in R&S è diminuita del 25% e dobbiamo rafforzare il sistema di incentivi europei per riorientare gli investimenti in R&S verso l’Europa. Nel 2023, l’Unione Europea ha avviato la prima revisione completa dell’intero quadro legislativo farmaceutico europeo in 20 anni – la “EU Pharmaceutical Strategy” – di cui sosteniamo pienamente gli obiettivi: garantire ai pazienti di tutta l’Europa un maggiore accesso ai farmaci e ai vaccini di oggi e rafforzare il contesto europeo per l’innovazione dei trattamenti di domani. Purtroppo, alcune delle riforme proposte stanno portando a compiere passi indietro per quanto riguarda l’innovazione medica riducendo i diritti di esclusività in tutti i settori, oltre a ridurre la durata della protezione dei dati regolatori e l’esclusività di mercato per i farmaci orfani.

La riduzione degli incentivi farmaceutici rischia di compromettere ulteriormente gli investimenti in R&S in Europa e non risolve le questioni principali dei ritardi nell’accesso ai farmaci da parte dei Pazienti europei – ritardi che risiedono nei sistemi sanitari nazionali. È importante che l’Europa mantenga la competitività per attrarre una maggiore quota di investimenti da destinare alla Ricerca&Sviluppo. Le aziende operano a livello mondiale e le decisioni legate agli investimenti sono legate all’attrattività dell’ecosistema di R&S. A tal proposito, accolgo con piacere la posizione del governo italiano, che ha espresso una profonda preoccupazione per l’indebolimento dei diritti di protezione dei dati proposto dalla riforma farmaceutica”.

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