Eli Lilly punta al trattamento dell’obesità con l’antidiabetico tirzepatide

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Eli Lilly punta a espandere l’etichetta del suo nuovo antidiabetico tirzepatide al trattamento dell’obesità. La presentazione dell’azienda all’American Diabetes Association (ADA), infatti, ha messo in luce il potenziale di tirzepatide in questo ambito terapeutico.

Dopo l’ok FDA a maggio, l’azienda americana ha annunciato che il doppio agonista del recettore GIP/GLP-1, commercializzato con il brand Mounjaro per il diabete, sarebbe arrivato presto nelle farmacie USA. Il trattamento ha avuto l’ok dal momento che migliora il controllo della glicemia. E secondo GlobalData le vendite di tirzepatide potrebbero raggiungere i 6,8 miliardi di dollari nel 2028.

All’ADA Eli Lilly ha presentato i risultati dello studio di fase III SURMOUNT-1, condotto su 2.539 partecipanti, in cui tirzepatide ha mostrato una capacità di riduzione del peso, rispetto al braccio di controllo, ‘statisticamente significativa’ a tre dosi.

Un portavoce ha commentato che l’azienda riconosce la necessità di possibili nuovi approcci terapeutici per l’obesità come malattia cronica, ma resta la domanda su come verrà rimborsato il farmaco qualora dovesse essere approvato con questa indicazione.

Probabilmente, si andrà a cercare un eventuale effetto sul rischio cardiovascolare. In questo ambito, Eli Lilly prevede di avere dati dallo studio sul diabete di tipo 2 SURPASS-CVOT nel 2024 e sta conducendo il trial SUMMIT per studiare tirzepatide nei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata e obesità; i dati sono attesi per novembre 2023.

La presentazione all’ADA, in particolare, ha evidenziato in SURMOUNT-1 che tirzepatide migliora gli endpoint secondari cardiometabolici, mentre sono in corso ulteriori studi, SURMOUNT-2, 3, 4, con dati che dovrebbero essere disponibili l’anno prossimo.

Nella sperimentazione SURMOUNT-1 la maggiore riduzione di peso è stata osservata nel braccio che riceveva la dose più alta del farmaco, 15 mg, con un calo di 24 chili in 72 settimane. Tutti i partecipanti aveva un BMI di base di 38, quindi sovrappeso o obesi, con ipertensione, apnee ostruttive del sonno e malattie cardiovascolari. Inoltre, il 41% aveva un prediabete, con livelli di zuccheri nel sangue più alti del normale, ma comunque sotto la diagnosi di diabete di tipo 2.

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