Dermatologia. Peris (SIDeMaST): “Dopo Covid atteso boom malattie trascurate. Non facciamoci trovare impreparati”

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Servono riorganizzazione e nuove tecnologie ma soprattutto personale, o la sanità del futuro rischia di essere una scatola vuota che porterà spreco di risorse e pochi risultati. Per ottimizzare i processi assistenziali è però necessario anche uno snellimento della burocrazia a carico dei medici, che oggi schiaccia l’attività clinica. Occorre poi investire sulla prevenzione dermatologica, perché la salute della pelle è spesso rivelatrice dello stato di salute del resto del corpo. Tutto questo, poi, va fatto in fretta. Perché le sfide del futuro sono in realtà già alle porte: il riferimento è a tutte quelle malattie trascurate a causa della pandemia Covid-19, a cui ora sarà necessario dare risposte e in fretta, per non perdere ulteriore tempo rispetto a quello già sprecato a causa dell’emergenza, che ha portato a un aggravamento dei quadri clinici di molti pazienti.

Questi, in estrema sintesi, i numerosi temi affrontati nel corso della nuova puntata di “Agenda 2030: le sfide per la dermatologia”, il progetto promosso da SIDeMaST (Società Italiana di Derma-tologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse) e SICS per uno sguardo a 360 gradi sulla salute della pelle. Il progetto “Agenda 30”, sostenuto incondizionatamente da Abbvie, UCB Pharma, Sanofi Genzyme e Almirall, prende spunto dalle numerose istanze che arrivano dai pazienti, così come dalle riflessioni che emergono dalla quotidiana esperienza sul campo dei clinici. Un confronto che vede impegnata anche la componente politica, chiamata a creare le condizioni per una sanità in grado di rispondere ai bisogni di salute dei cittadini.

 

Dopo una prima puntata, che ha visto protagonisti clinici e politici del Nord del Paese, oggi è stata la volta del Centro Italia con Ketty Peris, presidente SIDeMaST, professore Ordinario di Dermatologia e direttore dell’Uoc Dermatologica del Policlinico Gemelli di Roma; Aldo Morrone, direttore Scientifico dell’Irccs San Gallicano di Roma; Luca Bianchi, direttore UOSD di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata di Roma, Giovanni Pellacani, direttore UOC di Dermatologia del Policlinico Umberto I; Rodolfo Lena, presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale della Regione Lazio; Elena Leonardi, presidente della commissione Sanità del Consiglio regionale della Regione Marche.

In apertura, anche le testimonianze video di Grazia Carbone, vicepresidente ADIPSO, Associazione per la Difesa degli Psoriasici; Valeria Corazza, presidente APIAFCO, Associazione Psoriasici Italiani Amici della Fondazione Corazza; Monica Forchetta, presidente APAIM – Associazione Pazienti Italia Melanoma; Mario Picozza, presidente ANDeA – Associazione Nazionale Dermatite Atopica, che hanno posto le basi della discussione accendendo i riflettori anche sulle criticità legate agli ultimi di anni di pandemia Covid-19.

“La difficoltà emerse nel corso della pandemia sono in buona parte simili dal Nord al Sud del Paese, legate principalmente alla sospensione delle attività e alla chiusura dei reparti per far fronte all’emergenza Covid”, ha osservato Ketty Peris. “In alcuni casi l’impegno dei medici e dei professionisti sanitari, anche oltre quello previsto istituzionalmente, ha consentito di garantire la continuità terapeutica ai pazienti, in particolare quelli affetti da forme patologiche gravi. Ora è il momento di passare dalla fase di emergenza alla fase riorganizzativa, perché dopo lo stop imposto dalla pandemia, è attesa ora un’ondata di nuovi pazienti e di nuovi malati. Con quadri clinici anche gravi, proprio a causa del tempo perso a causa del Covid”.

Tra Pnrr e spinta post pandemia, per la presidente della SIDeMaST siamo in un momento cruciale: “Abbiamo l’occasione di proporre una nuova organizzazione sanitaria che faccia tesoro della lezione del Covid e ne porti avanti le buone pratiche, come l’uso della telemedicina e lo snellimento delle procedure per i piani terapeutici, ma che al contempo realizzi modelli in grado di potenziare le risposte assistenziali”. Ed è necessario agire in fretta, “prepararci alle sfide assistenziali che ci aspettano, affinché il futuro, che è più vicino di quanto pensiamo, non ci colga di nuovo impreparati e non sia fallimentare”.

La presidente SIDeMaST ritiene che una parte fondamentale di questa riorganizzazione riguarderà il territorio e l’integrazione con l’ospedale. “Ci sono medici del territorio – ha spiegato – che già oggi fanno riferimento a noi specialisti ospedalieri, ma lo fanno su iniziativa personale. Questo rapporto va invece strutturato, deve essere una parte essenziale del nuovo modello assistenziale. Perché questo avventa è però necessario poter contare su una rete territoriale organizzata e su procedure chiare. Avendo ben in mente che quello tra ospedale e territorio è un rapporto bidirezionale”.

Sulla stessa linea Luca Bianchi, che ha evidenziato come nel corso dell’emergenza Covid i medici abbiano messo in campo ogni soluzione possibile per aiutare i pazienti, non riuscendo comunque a contenere il fortissimo impatto della pandemia sulle malattie non Covid. Il bilancio, per Bianchi, è ancora più pesante se si considera che la dermatologia “ha raggiunto enormi successi in campo terapeutico, che hanno profondamente modificato la qualità di vita e lo stato di salute di molti pazienti”. Potenzialità che i pazienti in questi ultimi due anni non hanno potuto sfruttare, a discapito della loro salute.

Guardando al futuro, anche per il direttore dell’UOSD di Dermatologia del Policlinico Tor Vergata l’integrazione ospedale-territorio sarà centrale, così come rivestirà un ruolo sempre più importante la telemedicina, “a condizione -ha precisato Bianchi – di stabilire prima procedure standardizzate e chiarire che la teledermatologia non potrà sostituire completamente il contatto tra specialista e paziente”. Per Bianchi sarà poi necessario “un alleggerimento della burocrazia, che già oggi schiaccia la visita clinica”. Un carico di lavoro che, senza interventi, con il potenziamento della digitalizzazione e della telemedicina rischia ulteriormente di peggiorare.

Per Giovanni Pellacani la telemedicina è comunque una strada da percorrere. “Esistono già tecnologie molto costose ma meravigliose che consentono di ottenere, da remoto, immagini vicine alla realtà. La presenza fisica di un paziente dal dermatologo potrà essere in grandissima parte ridotta. Ma servirà tempo. Sarebbe un errore pensare di trasferire oggi una parte consistente delle visite in presenza in visite in telemedicina. Ci vogliono i mezzi, il personale, la formazione e uno stretto rapporto di fiducia con il territorio”. È un nuovo modello di sanità che richiederà, per Pellacani, anche “un sistema a tutela del paziente e del medico, anche dal punto di vista di responsabilità”.

La risorsa umana è, dunque, essenziale. Non solo sanitaria. E non solo dal punto di vista quantitativo. Serve una formazione specifica in certi ambiti, e anche un salto culturale. Di questo sono con-vinti tutti gli ospiti di “Agenda 30”.

Anche il Pnrr, senza un piano di assunzioni adeguato, rischia di essere, come l’ha chiamato Aldo Morrone, “un golem, un totem che da fuori appare tanto grande ma di cui non si conosce bene cosa ci sia all’interno”. Quando si parla di potenziamento della sanità e della tecnologia, per il direttore scientifico dell’Irccs San Gallicano, non si può poi non pensare alla ricerca. Per Morrone, inoltre, una sanità efficiente non può prescindere da un’idea di rete che sappia tenere saldi tutti i nodi: specialisti, medici del territorio, infermieri e ambito sociale. “Serve una rete che ci dia la forza e la capacità di agire. Occorre aprirsi”. Un termine che Morrone ha utilizzato anche con riferimento alla necessità di open day per la prevenzione.

Proprio parlando di prevenzione, il direttore scientifico dell’Irccs San Gallicano ha rivendicato la necessità di attribuire alla dermatologia un ruolo centrale. “Se ogni italiano potesse fare una visita dermatologica all’anno, assicureremmo un livello di prevenzione altissimo”. Questo perché, ha spiegato, “non c’è malattia di origine infettiva, infiammatoria e neoplastica che non abbia manifestazioni cutanee. Queste manifestazioni compaiono spesso molti anni prima di altri sintomi che fanno scattare i campanelli di allarme. Riconoscerle, dunque, vuol dire fare diagnosi precoce”. Il prurito ad esempio, ha spiegato Morrone, può essere sintomo di un futuro linfoma.

“Tutte le manifestazioni cutanee – ha ribadito con forza il direttore scientifico dell’Irccs San Gallicano – se ben lette e ben interpretate, possono trasformare la dermatologia in una parte fondamentale del Ssn e dei programmi di prevenzione. La dermatologia ha potenzialità straordinarie”. Morrone ha quindi espresso soddisfazione per l’ipotesi in discussione nella Regione Lazio in merito all’introduzione degli screening per i tumori della pelle tra i programmi di prevenzione gratuiti già attivi, cioè quelli contro il tumore del colon retto, della cervice uterina e della mammella.

Questioni, quelle sollevate da clinici e associazioni dei pazienti, condivise dalla parte politica. Rodolfo Lena ha ribadito la necessità di potenziare il territorio, avvicinando la sanità alle case dei cittadini, in stretta relazione con l’ospedale. In questo contesto, il Pnrr rappresenta, per Lena, “una grande opportunità”. Gli investimenti per il Lazio “per ora ammontano a 550 milioni di euro per il parco tecnologico ospedaliero e la sanità territoriale. Avremo più di 170 Case di Comunità e 44 Ospedali di Comunità”. Il presidente della commissione Sanità del Lazio si è però unito all’appello sul piano assunzionale, auspicando l’eliminazione del blocco delle assunzioni da parte del Governo.

“Superata l’emergenza Covid – ha detto Lena – dobbiamo costruire una sanità in grado di gestire l’ordinario in modo straordinario”. La sfida, ha concluso il presidente della Commissione sanità del Lazio, “è anche culturale, e riguarda tutti: la classe politica, gli amministratori e la classe medica devono lavorare insieme, fare squadra”.

Anche da parte di Elena Leonardi un appello al Governo per il potenziamento degli organici: “Su questo io credo che vada fatta anche una battaglia con l’Europa, perché resta il vulnus più grande, che riguarda tutte le Regioni”. Anche la prevenzione, “che è una parte essenziale della nostra sanità”, per la presidente della commissione Salute delle Marche resterà “uno sforzo inutile se manca il personale per realizzarla. La sfida è davanti a noi, c’è la volontà di correre, per alcuni ambiti le risorse ci sono, su altre bisognerà prevederle, altrimenti sarà una corsa che affronteremo un una sola gamba”.

A chiudere la puntata la presidente SIDeMaST Ketty Peris, che ha evidenziato come una sanità vincente debba anche essere flessibile. “Il nuovo modello che sarà creato non dovrà essere qualcosa di immobile e intoccabile per i prossimi 30 anni. La sanità è un progetto su cui bisogna costantemente riflettere e dialogare, per comprendere i cambiamenti e modulare la risposta assistenziale in relazione alle nuove esigenze e alle nuove opportunità tecnologiche e terapeutiche”.

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