BPCO, dupilumab la nuova risposta terapeutica. A breve anche in Italia

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La BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) rappresenta una delle principali sfide sanitarie globali. È la terza causa di morte nel mondo. Solo nel 2021 è stata responsabile di 3,5 milioni di decessi. Nonostante l’impatto epidemiologico, la patologia resta ampiamente sottovalutata e sotto-diagnosticata. A contribuire sono diversi fattori: l’età tipica di insorgenza – generalmente superiore ai 40 anni, con una prevalenza che supera il 25% negli over 80 – lo stigma legato alla principale causa di rischio, il fumo di sigaretta, e persino la complessità del nome stesso della patologia, poco immediato da ricordare e riconoscere.

Tutto questo è stato messo a fuoco nel corso dell’evento “La BPCO ha un nuovo respiro”, che ha avuto luogo venerdì 30 gennaio a Milano, su iniziativa di Sanofi e Regeneron.Al centro del dibattito il peso della malattia nella vita quotidiana di pazienti e caregiver, le strategie oggi disponibili per la gestione clinica, i bisogni ancora insoddisfatti e le prospettive offerte dall’innovazione terapeutica.

Obiettivo numero uno: il controllo della patologia
La criticità maggiore resta il cattivo controllo della patologia. Nonostante l’impiego della massima terapia inalatoria attualmente disponibile, circa il 50% delle persone affette continua a sperimentare riacutizzazioni che possono condurre all’ospedalizzazione, accelerare la progressione della malattia e, nei casi più gravi, risultare fatali.

“La quotidianità di chi convive con la BPCO, specie nelle forme più gravi, è spesso dominata dalla ‘fame d’aria’ e dalla costante paura delle riacutizzazioni. È una condizione che erige barriere invisibili: gesti semplici come fare una rampa di scale o uscire di casa diventano imprese impossibili”, sottolinea Simona Barbaglia Presidente Respiriamo Insieme APS e caregiver di una persona con BPCO, “Sebbene il range di età dei pazienti sia ampia, si tratta per lo più di anziani, magari soli o la cui assistenza ricade su coniugi anch’essi in età avanzata e fragili, oppure sui figli. Il carico della patologia coinvolge dunque anche i caregiver, che devono supplire alla crescente mancanza di autonomia del paziente con un’assistenza continua che richiede pesanti sacrifici in termini di tempo, lavoro e vita privata. Poter accedere a una cura che può ridurre gli episodi acuti, causa di un’accelerata progressione, significa quindi molto di più che respirare meglio: significa restituire dignità e prospettive a intere famiglie, permettendo loro di recuperare una qualità di vita che la malattia aveva compromesso.”

Dupilumab, nuovo paradigma di cura
Dopo decenni dominati dalle terapie inalatorie, dupilumab – anticorpo monoclonale già approvato dall’EMA a luglio 2024 e in attesa di rimborsabilità in Italia – apre a un cambio di paradigma. Il farmaco agisce bloccando due molecole chiave dell’infiammazione di tipo 2, IL-4 e IL-13, ed è indicato come trattamento aggiuntivo di mantenimento negli adulti con BPCO non controllata, caratterizzata da livelli elevati di eosinofili nel sangue. I dati clinici mostrano una riduzione significativa delle riacutizzazioni moderate e gravi, oltre a miglioramenti della funzione polmonare, dei sintomi e della qualità di vita.

“Le raccomandazioni GOLD, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di esperti sulla BPCO e recentemente ulteriormente aggiornate, pongono l’accento sul ruolo cruciale delle riacutizzazioni: aumentano il rischio di mortalità, accelerano la progressione della patologia e compromettono la qualità di vita”, spiega Alberto Papi, Professore ordinario di malattie dell’apparato respiratorio e Direttore dell’Unità Respiratoria del Dipartimento CardioRespiratorio, Ospedale Universitario Sant’Anna, Ferrara, nonché membro della commissione scientifica del gruppo GOLD, “In questo scenario, l’avvento di dupilumab segna la svolta terapeutica che attendevamo da decenni. Dupilumab è infatti il primo farmaco biologico ad agire su una popolazione mirata, che bloccando i pathway IL-4 e IL-13 riduce le riacutizzazioni associate ed offre un’opzione innovativa per un miglior controllo della malattia e una riduzione del carico clinico-assistenziale.”

Un approccio olistico alla BPCO
Nel corso dell’evento è stata inoltre sottolineata l’importanza di un approccio olistico alla BPCO, che integri la gestione farmacologica con percorsi di riabilitazione respiratoria e un adeguato supporto psicologico. Ansia e depressione sono infatti frequenti tra i pazienti, spesso sopraffatti dalla natura cronica e progressiva della malattia e dal timore costante di nuove riacutizzazioni. Nei pazienti con una storia di fumo, a questi aspetti si aggiunge talvolta un senso di colpa, che può causare rassegnazione e ritardi nella diagnosi.

“La BPCO porta con sé ferite invisibili come ansia, depressione e la costante paura delle crisi respiratorie e di non saper gestire l’evoluzione della malattia, spesso aggravate dalla difficoltà di avere una diagnosi chiara e tempestiva e, per i pazienti fumatori, dal senso di colpa,” evidenzia Maria Dolores Listanti, fisioterapista e insegnante di mindfulness, in rappresentanza dell’Associazione Pazienti BPCO“, Tutto ciò può tradursi in pericolosi ritardi nella diagnosi o in una gestione non appropriata della patologia. Proprio per superare queste barriere emotive è fondamentale un approccio orientato a un benessere olistico del paziente: ecco che la riabilitazione respiratoria e la mindfulness non sono semplici esercizi, ma strumenti essenziali che permettono al paziente e al caregiver, una volta raggiunta la stabilità terapeutica, di riappropriarsi del proprio respiro e gestire il carico emotivo. Questo percorso trasforma il controllo dell’infiammazione in una concreta ripresa funzionale e psicologica, restituendo fiducia nel futuro.”

La disponibilità di dupilumab in Italia – attesa a breve – potrà rappresentare una nuova importante opzione terapeutica per i pazienti con BPCO e potrà potenzialmente cambiare la traiettoria per una patologia grave che presenta ancora bisogni insoddisfatti.

“Questo traguardo è un’ulteriore tappa della nostra strategia di lungo periodo: oltre dieci anni fa Sanofi ha scelto di investire nell’immunologia e nelle malattie infiammatorie croniche, facendo della ricerca il motore della propria ambizione”, conclude Marcello Cattani, Presidente e Amministratore Delegato, Sanofi Italia e Malta, “In uno scenario globale in rapida evoluzione, esiste in Europa un rischio concreto di accesso per terapie innovative come gli anticorpi monoclonali e non solo. Per questo è fondamentale premiare la ricerca e permettere alle imprese di far maturare il valore dell’innovazione: la capacità di continuare a generare valore per il Sistema Italia passa dalla solidità degli investimenti e dalla collaborazione di tutti i suoi attori. Come azienda biofarmaceutica guidata dalla Ricerca e Sviluppo, continueremo a lavorare con questa ambizione, trasformando la scienza in opportunità di cura per le persone.”

 

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