Un test linguistico può diagnosticare l’Alzheimer? IBM ci crede

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I medici usano scansioni cerebrali e prelievi spinali per diagnosticare la malattia di Alzheimer. Queste metodiche sono costose, invasive e di solito non vengono utilizzate fino a quando una persona non mostra segni di declino cognitivo. A quel punto, però, può essere difficile prevenire la progressione della malattia.

IBM sta lavorando a una soluzione: un modello di intelligenza artificiale, sviluppato con Pfizer, in grado di predire, utilizzando un semplice test linguistico, se una persona svilupperà l’Alzheimer.

Questo modello, basato e testato sui dati di uno studio durato decenni, ha predetto correttamente, in persone sane, lo sviluppo futuro della Malattia di Alzheimer nel 74% dei casi. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista The Lancet eClinical Medicine.

I ricercatori hanno utilizzato algoritmi di intelligenza artificiale su centinaia di brevi campioni di discorsi standardizzati dal Framingham Heart Study, uno studio che ha monitorato oltre 5.000 persone e relative famiglie dagli anni ’40. Gli esempi provengono da un test chiamato Cookie Theft Task, una prova nella quale viene chiesto alle persone di descrivere un disegno con parole proprie.

“Attraverso il nostro lavoro svolto su altre malattie, sappiamo che questa è una valutazione cognitiva estremamente descrittiva. Ogni persona utilizza i suoi processi cognitivi: riceve input visivi, ci riflette sopra e li descrive a parole”, dice Ajay Royyuru, IBM Fellow e vicepresidente della ricerca sanitaria e delle Life Science presso IBM. “È un viaggio di andata e ritorno dei processi cognitivi che si verificano nel cervello”.

I ricercatori hanno testato il modello su campioni di linguaggio prelevati da 80 persone arruolate nello studio prima che mostrassero segni di declino cognitivo. La sperimentazione ha rilevato che il modello era in grado di prevedere l’insorgenza della malattia di Alzheimer in media sette anni e mezzo prima che i pazienti ricevessero ufficialmente la diagnosi.

Il test non potrà comunque sostituire lo standard clinico di oggi; potrebbe essere usato, piuttosto, come primo passo per decidere eventualmente di eseguire una scansione cerebrale.

“Non significa diagnosticare l’Alzheimer, ma semplicemente verificare l’esistenza di possibili anomalie. Sarà poi sufficiente consultare un neurologo per ottenere una valutazione più approfondita”, precisa Royyuru. In futuro, però, questo lavoro di IBM potrebbe portare allo sviluppo di nuovi biomarcatori digitali e di test non invasivi in grado di anticipare la tempistica della diagnosi della malattia di Alzheimer.

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