Trump: al vertice dell’FDA un ultraliberista?

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Il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe nominare al vertice della FDA Jim O’ Neill, già vice segretario associato al Dipartimento della Salute sotto il primo mandato di George W. Bush, noto per le sue posizioni ultraliberiste; tra tutte, spicca quella secondo la quale i farmaci dovrebbero essere immessi sul mercato senza tutti i test di efficacia effettuati oggi.

O’Neill attualmente dirige un fondo di investimento ed è molto vicino a Peter Thiel, il miliardario che sta aiutando Trump nella formazione della squadra di Governo. In caso di nomina, sottolineano i media Usa, sarebbe la prima di un capo dell’ente regolatorio sui farmaci che non ha un background medico. In un discorso del 2014 inoltre O’Neill ha affermato che le regole di approvazione dei farmaci dovrebbero essere modificate per fare in modo che possano entrare sul mercato una volta provata la sicurezza, ma non l’efficacia. “Dovremmo riformare l’FDA – queste le sue parole -, in modo da approvare i farmaci una volta provato che sono sicuri, ma senza nessuna prova che funzionino, e lasciare che le persone li provino a loro rischio. Proviamo l’efficacia dopo che sono stati legalizzati”. Fra le altre posizioni discutibili del possibile capo dell’Fda c’è anche quella favorevole alla vendita degli organi. “Ci sono  – ha dichiarato in una conferenza – molti reni sani disponibili e inutilizzati in giro”.

OMS: estendere l’Obamacare
Intanto, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha preso un posizione chiara su quelli che dovranno essere i principi guida della politica sanitaria della nuova presidenza USA. “Incoraggiamo la nuova amministrazione a espandere il contratto sociale, in modo che tutti i cittadini statunitensi abbiano accesso alle cure sanitarie”, ha detto Agnese Soucat, direttore del settore finanziamenti e governance dei sistemi sanitari dell’OMS, che ha esplicitamente chiesto uno sforzo a Trump per proseguire sulla strada del suo predecessore e garantire l’assistenza sanitaria a tutti gli americani. Il magnate americano, che entrerà in carica a gennaio, aveva promesso di abrogare la riforma sanitaria voluta da Obama, molto criticata dai repubblicani. Gli USA sono l’unico tra i 35 paesi membri dell’OCSE, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, a non fornire assistenza sanitaria a tutti, un punto chiave del 2030 Sustainable Development Goal.  L’Affordable Care Act, meglio conosciuto come Obamacare, avrebbe esteso la copertura sanitaria a 25 milioni di americani senza assicurazione. Ma secondo i repubblicani, con l’atto, il governo americano sarebbe intervenuto senza motivo a livello di personale sanitario e di industrie private. Nel frattempo Trump, a fine novembre, ha nominato come segretario alla Salute il rappresentante repubblicano Tom Price, chirurgo ortopedico della Georgia e da sempre critico verso l’Obamacare. I repubblicani, in realtà, sono divisi su quanto in fretta debba essere abrogato l’Obamacare, visto che con più tempo a disposizione si potrebbe lavorare a una sostituzione, invece di lasciare milioni di americani senza assicurazione. “Ci sono diverse strategie per rendere l’assistenza sanitaria universale e in particolare a favore dei più poveri – ha dichiarato Soucat – e siamo convinti che se la gente dovesse perdere la copertura sanitaria, questa sarebbe una battuta d’arresto”.

 

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