Teva, non c’è pace. Possibile stop alla produzione del nuovo farmaco per l’emicrania

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Dopo la bella notizia dell’accettazione della domanda per l’immissione in commercio del nuovo farmaco per l’emicrania, arriva una nuova tegola per Teva. L’impianto di Celltrion che produce fremanezumab ha ricevuto una lettera di avvertimento dalla FDA il mese scorso. Teva e Celtrion nel 2016 hanno raggiunro un accordo di partnership per la produzione di biosimilari. Il sito in questione si occupa anche dei candidati biosimilari di Rituxan e Herceptin. Il CEo Karen Schultz ha precisatoc he la lettera di avvertimento non riguarda l’area di produzione in cui è fabbricato fremanezumab, aggiungendo che Teva è in trattative con la FDA per mettere a posto le cose, ma ha riconosciuto che l’approvazione del nuovo farmaco potrebbe ritardare. Uno stop che potrebbe costringere la pharma israeliana a rivedere, almeno parzialmente, le prevsioni per il 2018, già inferiori rispetto a quelle degli analisti. Teva sta vivendo un periodo di forte ristrutturazione. Shultz, prima della fine dell’anno, ha annunciato tagli per tre miliardi di dollari e il licenziamento del 25% della forza lavoro. Gli analisti hanno grandi aspettative per il farmaco contro l’emicrania di Teva, perché ha il vantaggio di essere iniettato solo ogni tre mesi. Una boccata di ossigeno per l’azienda israeliana il prossimo anno. Si tratta di un pagamento di 700 milioni di dollari che otterrà da Allergan come adeguamento per l’acquisizione da 40,5 miliardi di dollari dell’asset generici della pharma irlandese. Teva userà quei soldi per ripagare parte del debito derivante dall’accordo.

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