Terapie CAR-T, nuove speranze per i tumori solidi

2 Aprile, 2019 nessun commento


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I trattamenti CAR-T hanno, ad oggi, ottenuto molti successi contro i tumori del sangue, incontrando invece delle difficoltà contro i tumori solidi.

Sulla base dei primi dati emersi nel corso dell’American Association for Cancer Research ad Atlanta, è lecito nutrire qualche speranza in questa direzione.

Due studi separati e di piccole dimensioni mostrano che la terapia CAR-T potrebbe avere un impatto su diversi tipi di cancro: i sarcomi HER2-positivi e i mesoteliomi, tipicamente associati all’amianto.

Il primo studio, di fase 1, riguarda giovani pazienti e adulti con sarcomi HER2 positivi, malattia che può colpire le ossa e i tessuti molli.

Quando si pensa ai tumori HER2-positivi si tende a pensare al cancro della mammella, ma si ritiene anche che circa il 40% degli osteosarcomi, il tipo più comune di sarcoma, possa essere HER2-positivo.

Shoba Navai, assistente professore di pediatria presso il Centro di terapia cellulare e genetica del Baylor College of Medicine, Texas Children’s Hospital e Houston Methodist Hospital di Houston, ha utilizzato cellule CAR-T con bersaglio HER2, in combinazione con la chemioterapia.
Il trattamento, ha detto Navi, è risultato sicuro ed efficace in alcuni pazienti.

Il test è stato condotto in soli 10 pazienti di età compresa tra i 4 e i 54 anni con sarcoma refrattario / metastatico HER2-positivo (cinque con osteosarcoma, tre con rabdomiosarcoma e uno ciascuno con sarcoma di Ewing e sarcoma sinoviale).

Questi pazienti erano già stati sottoposti in precedenza anche a cinque cicli di terapia.

Il team coordinato da Navai ha scoperto che le cellule CAR-T si sono diffuse in tutti i pazienti, tranne due, con un’espansione media dopo una settimana e un rilevamento di cellule CAR-T in tutti i pazienti sei settimane dopo l’infusione.

Un paziente pediatrico, il cui rabdomiosarcoma si era diffuso al midollo osseo, ha mostrato una risposta completa (CR) per 12 mesi, ma con recidiva più tardi; un nuovo trattamento con cellule CAR-T ha portato a una nuova risposta completa che dura da 7 mesi.

Un altro paziente pediatrico, con osteosarcoma metastatizzato ai polmoni, ha una risposta completa in corso da 32 mesi.

Tre pazienti avevano una malattia stabile e cinque avevano una malattia progressiva.

Il team ha riconosciuto il limite dello studio, date le sue dimensioni, ma è stato comunque incoraggiato dai risultati; la sicurezza è apparsa buona, senza alcuna tossicità polmonare rilevata, effetto collaterale che può verificarsi con l’infusione di cellule CAR-T.

Il secondo studio
In un altro studio di fase 1 condotto su 21 pazienti, il team diretto da Prasad Adusumilli, vice reesponsabile della chirurgia toracica presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center, si è concentrato su una forma particolarmente aggressiva di cancro ai polmoni: la malattia pleurica maligna da mesotelioma. Si tratta essenzialmente una forma di cancro che colpisce la membrana di rivestimento del polmone, causata generalmente dall’inalazione di amianto e caratterizzata da prognosi infausta.

Il team di ricerca ha testato le cellule chiamate IcasM28z, utilizzando componenti completamente umani, che includono il cosiddetto “interruttore di sicurezza” che può essere attivato per uccidere tutte le cellule CAR-T in caso di picco di tossicità.

I ricercatori hanno reclutato 21 pazienti con malattia pleurica maligna (19 con mesotelioma pleurico maligno, uno con carcinoma polmonare metastatico e uno con carcinoma mammario metastatico). Il 40% di essi aveva già ricevuto in precedenza tre o più cicli di terapia.

Questo approccio ha visto le cellule T CAR rimanere nel sangue periferico di 13 pazienti dopo 38 settimane. La loro presenza è stata associata a una riduzione di oltre il 50% dei livelli di un peptide correlato alla mesotelina nel sangue e alla evidenza di regressione del tumore, sulla base di uno studio di imaging.

Un paziente con mesotelioma è stato sottoposto a intervento di chirurgia seguita da radioterapia al torace. “Dopo venti mesi dalla diagnosi il paziente sta bene senza ulteriori trattamenti”, ha osservato Adusumilli. “La combinazione di strategie sviluppate razionalmente – come la radiologia interventistica, l’ingegneria genetica delle cellule T e i nuovi agenti immunoterapici – ha prodotto risultati incoraggianti e fornisce buoni motivi per un’ulteriore indagine in questa direzione”.

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