Social media e sanità. Verso la “tempesta perfetta”

20 gennaio, 2017 nessun commento


In molti campi, quella che gli studiosi di social media definiscono la “tempesta perfetta” della strategia digitale è avvenuta quando l’utente/consumatore è stato posto al centro del processo. Si può dire lo stesso per la Sanità? Cominciamo il 2017 con alcuni spunti di riflessione – per la precisione 17 – sollevati da indagini e studi delle più importanti realtà che operano nel mondo della consulenza e della comunicazione social. Eccoli di seguito.

1) Il 42% degli individui che consultano informazioni mediche sui social media è attento alle valutazioni degli altri pazienti (Fonte: PWC)

L’utente vuole attingere a una “conoscenza collettiva” quando si tratta di prendere decisioni sulla salute. Sentire più opinioni e confrontarsi con persone che hanno vissuto circostanze analoghe è ancora più persuasivo della brand reputation.

2) Negli USA il 32% degli utenti pubblica esperienze relative alla salute di parenti e amici sui social media. (Fonte: PWC)

I social come Facebook, Twitter, Google, o anche SnapChat sonoi luoghi in cui la gente dà libero sfogo alle storie cliniche dei propri cari. Per i brand e le startup sanitarie rappresentano una grande opportunità di connessione con caregiver e pazienti.

3) Il 29% dei pazienti che consultano informazioni mediche sui social mediacerca le esperienze di altri pazienti con la stessa (Fonte: PWC)

I pazienti desiderano le informazioni attendibili dai propri medici, ma al tempo stesso vogliono familiarizzare con chi sta vivendo le stesse difficoltà e preoccupazioni. Stabilire una connessione con altre persone che soffrono della stessa malattia dà ai pazienti un quadro generale per capire come potrebbero andare le cose

4) Di tutti gli individui che consultano informazioni mediche sui social media, il 24% visualizza immagini/video postati dai pazienti (Fonte:PWC)

I pazienti che postano video o immagini da una posizione narrabile tendono a produrre un coinvolgimento molto più forte rispetto ai normali post di solo testo.

5) Il 74% degli utenti internet è coinvolto sui social media. L’80% di questi utenti cerca informazioni mediche e quasi la metà cerca informazioni su uno specifico medico o professionista sanitario (Fonte: PewResearch)

Milioni di persone nel mondo utilizzano quotidianamente i social media in maniera attiva e tanti producono “rumore social” in cerca di opzioni di trattamento, gruppi di auto-aiuto, informazioni su pazienti e medici.

6) Alcuni dei pubblici più coinvolti e attivi sui social sono composti da individui che combattono con una disabilità o una condizione cronica, tra cui cardiopatia, cancro e diabete, e da persone che sono state protagoniste di un’emergenza medica (Fonte. PewResearch)

Le persone che hanno affrontato o stanno affrontando una disabilità o condizione cronica vogliono essere ascoltati, vogliono condividere informazioni che potrebbero aiutare un altro paziente nella stessa situazione.

7) Il 60% dei consumatori afferma di avere fiducia nei post dei medici vs il 36% che crede a quelli di una casa farmaceutica (Fonte: MDDI)

I medici sono più creduti rispetto ai brand in virtù del loro background. Se i brand vogliono guadagnarsi più fiducia, devono allinearsi strategicamente con gli influencer medici sui social.

8) Il 50% delle app sulla salute disponibili per i consumatori possono essere scaricate gratuitamente e sono prodotte da diversi sviluppatori (Fonte: IMS Institute)

Le app sulla salute sono di gran moda, e con una buona ragione. Gli open data medici arriveranno presto; i pazienti vogliono un maggior controllo sulla loro salute da un punto di vista della proprietà dei dati.

9) Tra le 165.000 app mediche e sulla salute disponibili, quasi i due terzi si focalizza su fitness, stile di vita, gestione dello stress e dieta. Il restante è composto da app incentrate su specifiche condizioni mediche (9%), informazioni e promemoria sui farmaci (6%) e salute e gravidanza della donna (7%). Le app sulla salute mentale dominano tra quelle specifiche per una malattia, seguite da quelle sul diabete (Fonte: iMedicalApps).

Le app sono uno strumento sicuro per monitorare cosa funziona e cosa no. Ciò si traduce in tutte le sfaccettature della salute generale, anche di quella mentale e delle condizioni specifiche che necessitano un’attenzione fortemente personalizzata.

10) Nel 2015 il fatturato delle app sulla salute è stato di 392 milioni di dollari (Fonte: Northern Kentucky University)

Lo spazio delle app non si restringerà presto. Quello sanitario in particolare è destinato a crescere esponenzialmente per diventare il più ampio segmento generazionale di individui (i Baby Boomers) che inizia ad andare in pensione ed è sempre più esperto di tecnologia.

11) L’ 88% dei medici usa Internet e social media per cercare dispositivi farmaceutici, medici e biotecnologici (Fonte: Master of Health Administration)

Anche i medici hanno bisogno di accedere alle informazioni, aggiornandosi su sviluppi medici, tech e trattamenti.

12) Le organizzazioni sanitarie usano i social media meno spesso degli altri. (Fonte: Content Marketing Institution)

Le organizzazioni sanitarie sono spesso prigioniere dj metodologie arcaiche e la loro dimensione rende difficile l’adattamento repentino a nuovi trend e tecnologie. Ciò non significa che non possano implementare una strategia digitale modellata su specifici bisogni e obiettivi.

13) Vi sono 27,4 milioni di persone over 55 coinvolte nel social networking e 19 milioni di questi usano Facebook (Fonte: 4 Imprints)

Facebook è il social media che batte tutti gli altri canali, perché al navigatore esperto offre una notevole varietà di informazioni. Il suo punto di forza è nella capacità di connettere le persone, sia vicine che lontane, con interessi simili.

14) I ragazzi dai 18 ai 24 hanno il doppio delle probabilità delle persone da 45 a 54 anni di usare i social media per discussioni sulla salute (Fonte: Mediabistro)

La generazione dei millenials sta costantemente spingendo sull’evoluzione della tecnologia social, e l’era della trasparenza nel business è alle porte. I pubblici vogliono essere ascoltati, quindi le aziende focalizzate sugli utenti devono rispondere per continuare ad essere importanti.

15) Il 30% degli adulti ha probabilità di condividere informazioni sulla propria salute sui social media con altri pazienti, il 47% con i medici, il 43% con gli ospedali, il 38% con una compagnia assicurativa e il 38% con una casa farmaceutica (Fonte: Fluency Media)

Le generazioni più anziane hanno le loro preferenze in fatto di media, così come le hanno i giovani. Ma non bisogna ignorarne la presenza su piattaforme diversificate; ci sono ancora tante informazioni che questi segmenti più silenziosi possono rivelare.

16) Il 23% delle case farmaceutiche non hanno affrontato sicurezza e privacy in termini di social media (Fonte: Mediabistro)

I brand che non sono online sono comunque discussi online. È nel loro interesse creare una presenza che permetta ai consumatori di approcciarli direttamente. Ma è ancora più importante sviluppare un processo di best practice volte a soddisfare i requisiti di compliance, in modo che l’interlocuzione avvenga senza gravi ripercussioni.

17) Il traffico YouTube sui siti ospedalieri è cresciuto del 119. (Fonte: Google’s Think Insights)

Quando i pubblici riescono realmente a “vedere” cosa fanno i loro medici, ciò genera un mix unico di fiducia, affidamento e curiosità sul brand.

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