Se la pharma fa home made advertising. Il caso Eli Lilly

6 ottobre, 2017 nessun commento


Eli Lilly sta sviluppando un nuovo modello di marketing gestito direttamente all’interno dell’azienda per ridurre le spese. Ma cosa accadrà alle agenzie di pubblicità e marketing attualmente partenr? Finora nessuno lo dice apertamente, ma certamente avranno meno lavoro. “Sulla base delle priorità di Lilly nell’attuale contesto aziendale e in considerazione dell’obiettivo strategico riguardante le spese operative, Lilly si sta muovendo verso un nuovo modello di marketing che include gestioni interne basate su esigenze di brand”, ha dichiarato un portavoce di Lilly, aggiungendo che “GSW e altri continueranno ad essere le agenzie di registrazione di marchi significativi negli Stati Uniti e del mondo”. Il cambiamento di marketing avviene nell’ambito di strategie più ampie di Lilly. Infatti il nuovo CEO, David Ricks sta lavorando a un profondo restyling dell’azienda. Alcuni giorni fa ha nominato un nuovo capo del settore ricerca e sviluppo, un nuovo responsabile della produzione e un nuovo direttore finanziario. GSW, una delle agenzie pubblicitarie di Lilly, non ha commentato le nuove strategie operative della casa farmaceutica, ma una portavoce ha confermato che Dave Sonderman, chief creative officer, ha lasciato l’agenzia. GSW ha conosciuto un anno di cambiamenti: ha ereditato una nuova compagnia esecutiva quando InVentiv Health si è unita a INC nel mese di maggio, e, più recentemente, ha nominato un nuovo presidente della GSW North America, Sonja Foster-Storch, già presidente di McCann Eco. Altre agenzie che lavorano per Lilly sono Gray, che ha lavorato su Cialis, Taltz e Trulicity, ed Evoke Health, che ha lavorato su Jardiance, farmaco contro il diabete coprodotto con Boehringer Ingelheim. Eli Lilly ha speso 414 milioni di dollari per gli ads DTC nel 2016, secondo i dati di Nielsen, ed è stata la quarta società farmaceutica a spendere di più. 185 milioni di dollari sono stati riservtii a Trulicity, cifra che colloca il farmaco al secondo posto della classifica annuale dei medicinali per i quali sono state spese le somme più consistenti in pubblicità.

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