Ricerca nuovi antibiotici, UK: le aziende accettino il “pay or play”

20 maggio, 2016 nessun commento


(Reuters Health) – Le case farmaceutiche dovrebbero accettare il “pay or play” nella corsa allo sviluppo di nuovi antibiotici,  per affrontare la minaccia globale della resistenza antimicrobica (AMR). È quanto emerge da una revisione commissionata dal Governo britannico.
Coordinato dall’ex chief economist di Goldman Sachs Jim O’Neill, il documento sostiene che tutti i settori colpiti dalla crescente minaccia di infezioni da superbatteri – dai pazienti, ai medici, ai governi, fino all’intero settore sanitario – dovrebbero essere costretti a stare “fuori dalla propria zona di comfort”, se il problema è affrontare con successo la minaccia.
Ciò dovrebbe includere le aziende farmaceutiche, sostiene O’Neill, che dovrebbero essere tassate di più se decidono di non investire in ricerca e sviluppo per portare con successo sul mercato nuovi antibiotici.
Per chi decide di “giocare”, aggiunge l’esperto, dovrebbe essere pagata una ricompensa di tra 1 miliardo e 1,5 miliardi di dollari per qualsiasi nuovo farmaco antimicrobico portato con successo sul mercato.
“Se non facciamo qualcosa, andiamo verso un mondo in cui non ci saranno più antibiotici disponibili per trattare le persone che ne hanno bisogno”, ha spiegato O’Neill ai giornalisti riuniti a Londra per la presentazione del rapporto finale del lavoro di review del suo team, durato 18 mesi.

Le previsioni al 2050. 
O’Neill ha ripetuto la stima precedente al documento secondo la quale l’antibiotico-resistenza potrebbe uccidere 10 milioni di persone l’anno e costare fino a 100 miliardi di dollari entro il 2050, se non viene tenuta sotto controllo.
Qualsiasi uso di antibiotici favorisce lo sviluppo e la diffusione di infezioni multi-resistenti ai farmaci, che eludono cioè gli antimicrobici e antibiotici studiati per ucciderli.
L’anno scorso il primo ministro britannico David Cameron ha chiamato O’Neill per condurre una revisione completa sul problema e suggerire soluzioni per combatterlo.
Illustrando la sua relazione finale, l’esperto ha detto di aver individuato 10 aree in cui il mondo dovrebbe agire. Alcune di queste si concentrano su come ridurre l’uso non necessario di antibiotici, mentre altre guardano a come aumentare l’offerta di nuovi farmaci.
“Il nostro arsenale per sconfiggere i superbatteri si sta esaurendo e deve essere rifornito”, sostiene il documento.

Costi dell’azione e dell’inazione
La review di O’Neill ha chiesto a un gruppo di Paesi, come il G20, di premiare le aziende per la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici.
“Queste ricompense all’ingresso sul mercato, di circa 1 miliardo ciascuna, dovrebbero essere date agli sviluppatori di nuovi farmaci di successo, a determinate condizioni che limitino l’eccessiva commercializzazione, ma siano a disposizione dei pazienti che ne hanno bisogno, ovunque essi vivano”, si legge nel documento.
Per O’Neill queste proposte dovrebbe costare fino a 40 miliardi nell’arco di 10 anni – una cifra “schiacciata dai costi dell’inazione”. Un po’ più della metà – fino a 25 miliardi di dollari – per l’esperto dovrebbe provenire dal settore farmaceutico.
O’Neill suggerisce anche diverse fonti di finanziamento possibili, tra cui l’assegnazione di una piccola percentuale di spesa sanitaria dei Paesi del G20, la ri-allocazione di una frazione di finanziamento globale da parte delle istituzioni internazionali, l’applicazione di un investimento “pay or play” su aziende farmaceutiche che non investono nella ricerca antimicrobica e la tassazione dell’uso attuale di antibiotici.
“Dato il rischio sistemico per l’industria farmaceutica, il settore potrebbe contribuire a sostenere ricompense per l’ingresso sul mercato su base “pay or play”, ha concluso.

Fonte: Reuters Health

 

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