PloS Medicine: in Europa molte approvazioni accelerate basate su endpoint surrogati

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(Reuters Health) – Tra il 2011 e il 2018, molte delle autorizzazioni accelerate concesse dall’EMA si sarebbero basate su endpoint surrogati non validati.

È quanto sostiene un gruppo di ricercatori inglesi guidato da Patricia McGettigan, della Queen Mary University di Londra. I risultati dell’analisi sono stati pubblicati da PLoS Medicine.

Le vie accelerate per avere l’ok dell’EMA sono la conditional market authorization (CMA) e l’accelerated assessment (AA).

La prima si basa su dati incompleti di valutazione rischio/beneficio e l’autorizzazione è subordinata al completamento delle valutazioni post-marketing imposte dall’ente regolatore.

I prodotti approvati con l’AA, invece, hanno un periodo di valutazione abbreviato e richiedono dati di efficacia e sicurezza completi. E in questo caso, sebbene possano essere richiesti dati post-marketing, non ci sono obblighi specifici.

McGettigan e colleghi hanno esaminato le autorizzazioni concesse attraverso questi due percorsi verificando se fossero basate su endpoint clinici o surrogati. E laddove sono stati usati endpoint surrogati, i ricercatori hanno valutato se fossero o meno validati e se l’autorità regolatoria avesse richiesto misure post-marketing per confermare gli esiti clinici.

Tra i 26 prodotti a cui è stato concesso il CMA e i 25 del AA, cinque hanno avuto studi chiave che hanno riportato gli esiti clinici, mentre 49 si sono basati solo su endpoint surrogati.

Nessuno di questi ultimi studi ha confermato la validità degli endpoint surrogati rispetto all’endpoint clinico. Inoltre, nessuno dei prodotti a cui era concessa la CMA era basato su endpoint clinici.

Gli studi chiave hanno riportato un singolo endpoint surrogato non validato per 22 dei prodotti analizzati e un endpoint composito non validato per gli altri quattro prodotti.

Tra i prodotti CMA, 18 dei 26 documenti European Public Assessment Reports (EPAR) non hanno menzionato il fatto che l’endpoint surrogato fosse validato o meno. Solo quattro prodotti avevano un endpoint clinico dichiarato per gli studi post-autorizzazione necessari, mentre per 19 studi non era segnalato l’endpoint necessario da valutare nel post-marketing.

Cinque dei 25 prodotti a cui era stata concessa la AA, inoltre, hanno riportato endpoint clinici e gli altri 20 hanno ottenuto l’ok sulla base di studi clinici che riportavano singoli endpoint surrogati non validati.

Tra questi prodotti, 13 dei 20 EPAR con endpoint surrogati in trials chiave non hanno menzionato la validità degli endpoint. E mentre 10 dei prodotti avevano l’obbligo di autorizzazione post-marketing, 18 non avevano l’obbligo di condurre misure post-autorizzazione per confermare i risultati di efficacia.

“I prodotti autorizzati tramite percorsi accelerati hanno lo scopo di rispondere a esigenze insoddisfatte o sono di interesse pubblico. Queste caratteristiche sono usate anche per giustificare l’uso di endpoint surrogati negli studi chiave a supporto dell’autorizzazione”, ha sottolineato McGettigan. Ma si tratterebbe di dati “fuorvianti per i pazienti e gli operatori sanitari, che confidano sul fatto che un prodotto è sul mercato per giudicarlo come efficace, ovvero fornire un reale beneficio clinico”.

Fonte: PloS Medicine 2019

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