Pharma manufacturing 2030: manifesto per la leadership italiana nel settore

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Nel 2018 l’Italia ha confermato una posizione di leadership europea nel settore farmaceutico, con un valore della produzione pari a 32,2 miliardi di euro e un livello di export di circa 26 miliardi che la pone nella top 10 degli esportatori a livello globale. “Possiamo essere fieri di questa posizione di leadership”, dice Hubert de Ruty, Presidente e Amministratore Delegato di Sanofi Italia, in occasione del Forum “L’Industria Manifatturiera Farmaceutica italiana: scenario di riferimento e prospettive di sviluppo al 2030” che si è tenuto a Roma, Palazzo Giustiniani, il 19 settembre .

“La nostra posizione però è a rischio”, precisa de Ruty, “esposta alla concorrenza di nuovi Paesi che investono moltissimo nel settore biofarmaceutico. La Cina, ad esempio, ha lanciato il programma Healthy China 2030. che prevede lo sviluppo di un settore della salute innovativo, attrattivo e aperto a collaborazioni internazionali”.

Anche l’Italia lancia il suo programma per il 2030, esposto nel Manifesto per la leadership dell’Italia nell’industria manifatturiera farmaceutica Innovation driver, realizzato da The European House – Ambrosetti insieme ai gruppi Sanofi, Dompé e Altran.

Il manifesto presenta 3 obiettivi strategici chiave, spiega de Ruty: “mantenere la leadership in Europa e assicurare la sostenibilità della nostra competitività”; promuovere l’evoluzione “da prodotti maturi a farmaci innovativi”, e infine “trasformare i nostri siti per farli diventare centri di eccellenza a livello mondiale”.

La visione strategica

Valerio De Molli, Managing partner e CEO di The European House – Ambrosetti, mette in evidenza come, dal 2000, moltissimi altri Paesi abbiano elaborato una visione strategica per il futuro dell’industria farmaceutica di fronte alle sfide dei nostri tempi: lo sviluppo di nuovi cluster industriali nell’ambito delle Life Sciences, la rivoluzione scientifica e tecnologica basata su biotech e digitale ed ecosistemi di ricerca e innovazione sempre più competitivi a livello globale.

Il settore farmaceutico in Italia è un volano di ricerca e sviluppo, con la più alta produttività tra i settori industriali in termini di valore aggiunto per addetto, è il primo settore per numero d’imprese a capitale estero (il 59% delle imprese). D’altra parte però, De Molli sottolinea alcune criticità nel rapporto tra l’industria farmaceutica e il pubblico, come un’assenza, da parte dei governi italiani, di una visione che si proietti nel futuro, ma anche una frammentazione della governance che costringe le case farmaceutiche ad un confronto a livello nazionale, regionale e locale, con delle disomogeneità tra le regioni. “Nei tagli alla spesa”, continua De Molli, “il settore farmaceutico è spesso un bersaglio facile”.

Collaborazione pubblico-privato

Il manifesto in quest’ottica mette in evidenza la necessità di una collaborazione fruttuosa tra settore pubblico e settore privato,di incentivi specifici alla R&S e di un contesto normativo che sostenga l’innovazione. Esso si propone inoltre di istituire presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un referente unico per il settore, che possa coordinare la collaborazione tra i player industriali e i diversi Ministeri coinvolti (Sviluppo Economico, Salute, Ricerca e Lavoro) per elaborare insieme piani quinquennali di sviluppo strategico.

Tra i vari interventi, contenuti nel Manifesto, si auspica inoltre un innalzamento progressivo della quota dei laureati nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) dagli attuali 14/1000 abitanti a un valore pari almeno a 20/1000 al 2030, raggiungendo l’attuale media europea, e misure di incentivazione agli investimenti in R&S e in produzione, soprattutto di manifattura.

Xavier Duburcq, Vice-President Life Science di Altran Group, sottolinea anche l’importanza di investire nelle tecnologie digitali che si sono rivelate di grande valore per l’industria farmaceutica, in particolare nell’ambito del monitoring and control, della predicative performance, della digital assistence, e della process automation.

Alberto Bagnai, Presidente della Sesta Commissione permanente (Finanze e Tesoro), concorda con gli attori del settore farmaceutico sulla necessità di creare un’ecosistema favorevole all’innovazione e di snellire le procedure burocratiche. E evidenzia l’importanza, in Italia, del settore farmaceutico che si è mostrato molto resiliente alla crisi (tra il 2008 e il 2018 il valore della produzione farmaceutica è cresciuto del 22% rispetto a un calo del 14% del settore manifatturiero in generale).

Aumento degli investimenti e dell’occupazione
In uno scenario di mantenimento della crescita del valore della produzione farmaceutica pari al tasso registrato negli ultimi 10 anni (+22% dal 2008 al 2018), si avrebbe al 2030 un valore della produzione pari a 41,8 miliardi di euro, con un valore aggiunto diretto, indiretto e indotto pari a 21,4 miliardi di euro.

Questo implicherebbe anche un aumento degli investimenti in produzione da parte del settore dagli attuali 1,35 miliardi di euro a 1,65 nel 2030. In questo scenario nel nostro Paese si stima un aumento dell’occupazione diretta (77.700 occupati vs. 66.500 del 2018), ma anche indiretta e indotta (92.400 occupati vs. 79.000 del 2018) ipotizzando costanti gli attuali livelli di produttività.

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