Pfizer/Astellas: ottimi risultati per Xtandi. Verso estensione delle indicazioni

6 febbraio, 2018 nessun commento


(Reuters Health) – La somministrazione di Xtandi, in associazione alla terapia ormonale standard, ha ridotto il rischio di diffusione della malattia o di morte del 71% rispetto alla sola terapia ormonale nel cancro alla prostata in fase iniziale. Il dato – che emerge da una ricerca appena pubblicata – potrebbe portare a un aumento significativo delle prescrizioni per il farmaco di Pfizer e Astellas. Lo studio ha evidenziato che tra i pazienti che assumevano sia la terapia ormonale, basata sulla deprivazione androgenica, sia Xtandi, il tumore riprendeva a diffondersi dopo 36,6 mesi, contro 14,7 mesi per i pazienti trattati con la sola terapia di deprivazione degli androgeni. Una differenza statisticamente significativa di quasi due anni. I 1.400 pazienti presi in considerazione, tra l’altro, erano considerati ad alto rischio di sviluppare metastasi a livello delle ossa o in altre parti dell’organismo. La somministrazione di Xtandi  ha anche ritardato significativamente il tempo medio della progressione dell’antigene prostatico specifico (PSA), biomarker legato al peggioramento della malattia, passato a 33,3 mesi, contro i 3,9 della sola terapia ormonale. Non sono invece ancora disponibile i dati sulla sopravvivenza globale. Per quel che riguarda gli effetti collaterali, circa il 9% dei pazienti trattati con Xtandi ha interrotto il trattamento a causa di effetti collaterali, contro il 6% di quelli trattati solo con la terapia ormonale. Eventi cardiovascolari gravi, come l’infarto, sarebbero stati segnalati nel 5% dei pazienti trattati con il farmaco di Pfizer/Astellas rispetto al 3% dei malati in cura solamente con anti-androgeni. Dunque una buona notizia per Pfizer e Astellas, che hanno già inviato i dati alle autorità regolatorie americane ed europee. Attualmente Xtandi, così come il farmaco rivale Zytiga, di Johnson & Johnson, è approvato per il trattamento del tumore della prostata in fase avanzata. “La possibilità di trattare pazienti in fase iniziale raddoppierebbe quasi il numero di malati trattati rispetto alle indicazioni attuali”, ha dichiarato alla Reuters il COO di Pfizer, Albert Bourla.

Fonte: Reuters Health News
(Versione italiana per Daily Health industry)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Tag:,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*