Nuovo vaccino contro l’herpes zoster: l’importanza delle campagne vaccinali in epoca Covid-19

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L’attenzione sulla prevenzione delle malattie infettive deve restare alta: in questo periodo di emergenza sanitaria e in particolare in questa fase in cui si parla solo del vaccino anti Covid-19, “non bisogna mollare la presa sulle altre vaccinazioni”. Questo è un messaggio fondamentale per Roberto Ieraci Direttore UOC vaccinazioni Centro Vaccinazioni Internazionali Asl Roma 1, intervistato da Popular Science.

Dall’inizio della pandemia è stato registrato un calo generale delle vaccinazioni. “Non abbiamo mai smesso di vaccinare i bambini fino a 6 anni”, precisa Sandro Cinquetti Direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica (SISP) dell’Ulss Dolomiti, ma le vaccinazioni di adolescenti e adulti si sono notevolmente ridotte.

“In passato si sono verificate delle diminuzioni delle coperture vaccinali per alcune patologie, come il morbillo o la pertosse”, e ci sono state delle conseguenze. Questa situazione non deve ripetersi, “non vorremmo altre epidemie che si aggiungano alla pandemia”, commenta Ieraci.

In questo contesto si inserisce il nuovo vaccino contro l’herpes zoster, Shingrix, che sarà presto disponibile in Italia. È altamente efficace e indicato negli adulti a partire da 50 anni e nei soggetti a rischio dai 18 anni in su.

In Italia attualmente viene usato, contro l’herpes zoster, un vaccino virus vivo attenuato. Questo prodotto, anche se offerto gratuitamente come LEA, “non è mai decollato veramente”, precisa Ieraci. Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 prevedeva di vaccinare contro l’Herpes Zoster il 50% degli anziani entro il 2020, ma attualmente la copertura è molto bassa, “direi insoddisfacente, sia a livello nazionale che delle singole Regioni”, aggiunge Ieraci. In parte perché, come spiega Cinquetti, tutti i servizi di prevenzione erano concentrati quasi esclusivamente sul contrasto del Covid-19.

“Il nuovo vaccino è molto maneggevole, adiuvato con una sostanza che amplifica la risposta immunitaria, e può essere somministrato anche negli ambulatori dei medici di famiglia e questo è fondamentale” precisa Ieraci. “Sono in particolare gli anziani a soffrire di questa patologia invalidante, soprattutto nella sua complicanza più frequente, la nevralgia post erpetica, che è un problema serissimo e difficile da trattare. In questo senso possiamo dire che si tratta anche un vaccino ‘sociale’ perché migliora la qualità della vita delle persone”. L’efficacia del nuovo vaccino è duratura nel tempo e poiché è un vaccino non vivo, offre risultati interessanti nei soggetti immunocompromessi.
Un’offerta attiva e gratuita di questo vaccino, conclude Ieraci, “porterà anche a un risparmio enorme nei confronti della terapie di queste patologie”.

Il 2021, in particolare la seconda parte dell’anno, dovrebbe essere il momento, secondo Cinquetti, di rilanciare alcune campagne vaccinali che l’anno scorso sono state messe da parte.

Nell’immagine: a sinistra Sandro Cinquetti, a destra Roberto Ieraci

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