Moderna: buoni risultati preliminari per vaccini a mRNA

13 Settembre, 2019 nessun commento


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Dai risultati preliminari di due studi di fase I è emerso che i vaccini in sperimentazione di Moderna a base di mRNA, mRNA-1647 e mRNA-1944, sono efficaci nell’aumentare gli anticorpi contro, rispettivamente, il citomegalovirus (CMV) e l’infezione da chikungunya.

Il CMV rappresenta una buona opportunità per Moderna. Il vaccino candidato contiene sei mRNA che codificano per due antigeni presenti sulla superficie del virus. In questo modo, le cellule del paziente vengono indotte a produrre gli antigeni in vivo, un processo che consente poi al sistema immunitario di eliminare il virus in caso di infezione, prevenendo così i difetti alla nascita legati al CMV.

Per testare questa possibilità, Moderna ha randomizzato 169 volontari suddivisi in cinque gruppi di cui uno riceveva il placebo e altri quattro, quattro diverse dosi di mRNA-1647. Le persone che ricevevano il vaccino in sperimentazione avevano un aumento dose-dipendente dei livelli di anticorpi neutralizzanti il virus.

Per quel che riguarda gli eventi avversi, l’azienda biotech ha rilevato un evento avverso di grado 4, un elevato tempo di tromboplastina parziale, e una serie di problemi di sicurezza e tollerabilità minori. Nessuno degli eventi avversi gravi, comunque, è stato classificato come correlato al vaccino, così che il candidato può avanzare alle fasi successive di sperimentazione. E il prossimo passo sarà proprio un trial di fase II di conferma della dose. Parallelamente, Moderna sta pianificando uno studio di fase III, che dimostra lo sforzo dell’azienda per portare i suoi prodotti sul mercato.

Oltre ai risultati sul vaccino contro il CMV, Moderna ha pubblicato i dettagli dello studio di fase I su mRNA-1944 contro chikungunya. Questo candidato codifica per un anticorpo contro il virus.

Anche in questo caso, i partecipanti al piccolo studio hanno sperimentato un aumento dose-dipendente dell’anticorpo, fornendo un segno clinico che la tecnologia di Moderna può innescare la produzione di anticorpi, che secondo l’azienda sarebbe stata clinicamente significativa.

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